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76889 Bimbi sperduti...
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Me
In ogni rompicapo prima o poi una risposta la si trova, ma se dovessi raccontare a qualcuno chi sono io, l'enigma non farebbe che restare irrisolto a vita. E' questione di testa e cuore, è questione di una mia troppa pienezza, e di un solco nelle carni che mi porto dietro come un premio.


...




PaRole AlatE
Paroliere pazzo di una giugla che prende fuoco, stupide emozioni che ti uccidono soltanto dopo, aspettare il giorno che poi tutto fluisce ancora, cavalliere nato, che combatte senza paura. Ti seguo, scappi raggiungo e perdo ancora. Mi siedo, piangi, svanisci, vinci ancora. Chiacciere alate in fuga come neve, silenzio fitto, POI SBATTO LA PORTA. E ogni volta che ritorni cade il mondo, e cado anch'io ogni volta che ritorni io mangio il tempo e ogni volta che ritorni io intono estati e ogni volta che mi ammazzi, io sopravvivo e forte ancora....


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Si potrebbero dire tante cose di un bacio.

"Che è dolce, appassionante, così forte che ti fa mancare il respiro, affamato, tremante, in cerca di un morbido cuscino su cui riposare per qualche secondo, ripetutamente, infinitamente, e ogni volta con lo stesso impeto di sempre. I baci non si vendono, si regalano, li si tiene in una mano, o  nell’angolo della bocca ancora prima di darne uno, un bacio ti resta dormiente sulla faccia fin quando non ne dai uno, ti lascia un dolce sapore nella bocca misto ad un veleno che ti rende immortale ad ogni cosa, un sapore strano che neanche si avvicina a ciò che mangiamo, a ciò che respiriamo, è come sentirsi in bilico per ore, come essere spediti in dieci secondi di orologio troppo in alto per riuscire a tornare giù nel giro di pochi minuti. Un bacio si ruba, si rubano quando non puoi averli, quando non hai il coraggio di chiederne uno, quando manca un respiro, manca un battito, manca un semplice gesto che ti dia coraggio, i baci rubati sono quelli che ti inchiodano alla finestra, ad un portico di una vecchia strada, quelli che si trascinano alle mura di casa tua, a quelle di un negozio, quelli che ti sorprendono ancora prima che tu abbia alzato la testa e ti sia accorta che qualcosa di lì a poco sarebbe cambiato.  Ti resta la delusione quando poi scopri che ‘’LEI’’ ha già dato il suo primo bacio. Perché restarci male, se fino ad allora non ti eri mai fatto avanti? Non si può reclamare qualcosa di cui non si era nemmeno fatto richiesta, forse con la tua ombra sul mio corpo ne sarei stata capace, forse ne avrei dato uno anche a te, forse qualche anno fa saresti stato la prima persona così vicina alla mia bocca da sentirti speciale, forse sarebbe stato diverso, forse non ti saresti arrabbiato, forse non saresti stato l’ennesima volta contraddittorio. Si avvicendano una sfilza di forse che non sanno sostituirsi ad alcuna certezza neppure se volessi, neppure se ne avessi la voglia. I forse ti restano in gola, i forse ti camminano nella testa fino a consumare la parte bassa del cervello, te li ritrovi tra le dita quando ancora cerchi di accarezzare qualcuno, quando smetti di farti domande, quando smetti di vivere nel riflesso di qualcuno che non c’è.

Ho imparato a baciare prima che tu ti avvicinassi a me,  prima che tu decidessi di cambiare strada, di accontentarti di qualcuno che non sono io, quante cose ti sei perso, quante ancora ne perderai."

 

 





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Scritto da alle 19:21

Ma si continua a prendermi in giro, tanto cos’è che cambia?

Continui a farlo da sempre e non è nobile da parte tua, aggiungermi al tuo ramo di amicizie e poi passare ‘’la palla’’ all’altra persona è quasi un’ offesa, un’ offesa personale che tu fai a me e anche a te stesso, offendi la tua coscienza, offendi ciò che di buono risiede nel tuo cuore, ma tu continua pure a farlo se ti fa piacere, ricadere sulle ginocchia dopo un po’ comincia a fare meno male, ti resta soltanto quel pizzico di fastidio che ti fa sentire una persona comune, resta solo un po’ di rosso lungo le gambe ripiegate su sé stesse, e quando l’indomani ti rialzi nuovamente, capisci che fa sempre meno male cadere allo stesso punto, della stessa strada, sulle stesse ginocchia, per lo stesso motivo. E’ quasi un circolo vizioso che porta il tuo nome, mentre tu resti lì, in piedi, magari con il tuo solito ghigno di chi sta per prenderti in giro, ma ciò che fai non rientra nella giustizia sociale, ciò che fai è qualcosa forse di disumano, fa parte delle azioni di chi ha un cuore ma ha smesso di usarlo, o almeno prima di usarlo consulta la lista che si porta nella tasca del jeans, e se non ci sei, se il tuo nome non appare tra quei pochi fortunati, allora non puoi che essere ferito, non puoi che ricevere solo cose brutte, indifferenza, disprezzo, stupidi giochi che neanche ricordavo si potessero fare con tanta facilità e gioia, questi, non mi appartengono, ed io sono un’altra persona.





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Scritto da alle 19:43

Dicono che sono testarda.

Sono passati anni da quando lo ero per davvero, eppure ho la stessa faccia tosta nel ripetere le stesse cose per ore e sentirmene orgogliosa, a qualcuno potrebbe sembrare stupidità, ma non è questione di idiozia, è che ho sempre preso posizioni nella vita, nel campo dei fatti correvo da una parte o dall’altra ancora prima che quel qualcuno mi chiedesse di scegliere, scelgo perché mi piace farlo, scelgo dove stare senza esitare per un attimo, perché la prima cosa che  penso è quasi sempre quella giusta, e allora perché trascinarsi da una parte all’altra del campo a seconda delle raffiche di vento? Io affosso i miei piedi nel terreno e resto là anche per  un anno se necessario, oggi posso ammetterlo..

Si sono testarda. E qual è il problema?

Il problema credo stia nel fatto che ormai esserlo è quasi una dote rara, le persone hanno assunto lo stesso peso delle foglie e si lasciano trascinare per le strade, a volte si trascinano da soli per il semplice  fatto che avranno qualche favore in cambio, io non voglio favori, però sono disposta a farne  qualcuno, qualcuno di piccolo si intende, perché è giusto così, è giusto aiutare gli altri come è giusto essere capoccioni ed ammetterlo a sé stessi e al mondo.

Le persone che più sto odiando però in questo periodo sono quelli che fingono e piangono. Dal momento in cui fingi, menti a te stessa e agli altri piangere non è altro che un coprirsi le spalle, fingersi vittima quando sotto la felpa azzurra non c’è altro che un carnefice con le lame affilate al posto delle unghia, con i denti aguzzi al posto dei dolci sorrisi, le spalle all’indietro, la bella parlata, il pantalone ben tirato su per il fondoschiena sono solo specchi che illudono le persone, grosse coperte di lana che coprono tutti gli errori fatti e premeditati. Le persone ormai sono quasi tutte così, premeditano gli errori, li fanno, restano volutamente con le spalle al muro, camminano per strada disarmati, si aspettano il peggio, ma quando poi succede sembrano anche meravigliati. La gente si riempie la bocca di belle parole, poi quando la persona che le ha ascoltate si volta per un solo secondo, i primi sono già pronti a smentire tutto, la falsità sta diventando una delle caratteristiche biologiche dell’uomo, qualcuno se ne vanta pure scambiandola per furbizia, intuito. Purtroppo non si vive così, o meglio, non si vive così per me, non mi piace vendermi, non mi piace mettermi in una vetrina aspettando che passi il miglior offerente, non mi piace mostrarmi donna di chiesa e poi di notte trasformarmi in un diavolo nero, non mi piace essere un leone e vivere in un monolocale, voglio semplicemente riavere indietro tutta la mia libertà, quella sensazione di onnipotenza che mi faceva respirare a pieni polmoni, voglio poter agire senza pensare subito dopo alle conseguenze che verranno, voglio poter prenderla a zampate la porta del monolocale e scappare in velocità in pieno centro dove la Primavera ha messo fuori uso il mio olfatto, dove il caldo cocente rende i miei capelli già troppi da portare sulle spalle, dove l’aria è già irrespirabile e troppo calda per i miei polmoni impolverati di un inverno passato al camino.

 

 





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Scritto da alle 15:43

Tornata da Barcellona, è stata una grande emozione visitarla.

E’ una bella città, qualcuno dice somigli a Napoli, a volte ci assomiglia, per il resto non la paragonerei neppure alla mia città, se a Napoli ci fossero tutti quei semafori la gente impazzirebbe perché noi siamo sempre di corsa. E’ stato difficile ed entusiasmante, andare a dormire alle cinque del mattino e svegliarsi solo un ora dopo, è stato difficile improvvisarsi medico di me stessa e degli altri quando poi sono stata male, difficile riconoscere che mi ero ubriacata con un grosso long island, difficile perché barcollavo da una parte all’altra della nave in preda ad una tempesta in mare. E’ difficile addormentarsi nel bel mezzo di un mare buio mentre fuori c’è una tempesta che rende il mare forza nove, ma tutto questo fa parte di quella prassi che noi tutti collochiamo nella fase di ‘’crescita’’, non so se è davvero così, ma quando ti trovi tu da sola dall’altra parte del mondo che non puoi chiamare nessuno perché il telefono costa troppo, credo si cresca davvero, senza neanche impegnarsi, cresci perché devi badare a te stessa, alle tue cose, ai tuoi soldi, e quando poi scampi ad una rapina, e riporti indietro cento euro ti senti davvero speciale, forte. Non nascondo qualche volta mi sono sentita sola, le mie compagne di stanza avevano stretto amicizia con dei tizi che a me non piacciono proprio, quei tipi fanatici la cui unica preoccupazione è quella di portarsi a letto qualcuno. A me non piace quel tipo di gente, e allora è capitato che mi chiudevo da sola in stanza, a volte ho pure pianto, perché quel silenzio era angosciante, è la paura più grande che ho, quella di restare da sola, eppure ho dovuto affrontarla in una cabina di una grossa nave, seduta su un letto a castello e la porta serrata, mi sono stesa su un fianco e ho provato a non pensarci, ho provato a pensare che di lì a poco sarei tornata a casa. Erano tutti tristi di tornare a casa, io no, ne ero entusiasta. Per me le cose hanno un corso, iniziano, si svolgono, e poi devono volgere al termine, per me quel viaggio era finito e basta, si tornava a casa, si tornava a mangiare quello che cucina mia madre e non quell’orribile cibo spagnolo, si tornava ad indossare il mio pigiama pesante, a dormire sotto le coperte e non soltanto sopra, a decidere io e soltanto io di cosa farne della mia giornata, ad abbracciare le persone che amo e che mi sono mancate maledettamente. Mi sarò beccata pure dell’asociale, non so, suppongo di si, ma io sono diversa da tutti, non son capace di improvvisarmi amica di qualcuno quando poi la odio profondamente o semplicemente non la tollero, quando una persona per me è NO, resta NO per tutto il tempo che ci sto insieme. Ricordo i miei capelli che svolazzano ovunque quando in preda all’euforia siamo salite sull’ultimo ponte della nave, il ponte 11 risplendeva di sole, e il vento forte ti spingeva nella direzione opposta, ricordo che il mare sembrava il confine del mondo e il suo stesso inizio, ovunque io guardassi c’era solo mare, e il cielo non sembrava altro che il prolungamento dell’ultimo, ricordo che sui tacchi ballai come un ossessa e mandai giu il mio drink come fosse acqua e limone, mi diede subito alla testa e mi sentivo potente e fragile al tempo stesso, non mi ero mai presa una sbornia così, non pensavo ti facesse sentire un Dio, io mi ci sentivo davvero, e barcollando a destra e sinistra ballavo con le amiche. Ricordo quando non smetteva di piovere e mi coprivo la testa il più che potevo, ma specchiandomi una volta in stanza realizzai che ero completamente fradicia. Ricordo che osservavo le opere di Gaudì con stupore e terrore, è un tipo strano, ma è originale, è diverso, e un po’ pensavo che mi somigliasse anche se non l’ho detto a nessuno, ricordo la voce di mia madre dall’altra parte del telefono che quasi non sembrava più la sua, dopo sette giorni stavo già dimenticando la voce di mia madre, e non mi piaceva, mi mancava così tanto che ogni volta che parlavamo al telefono, non appena chiudevo la chiamata scoppiavo in lacrime, non capisco il vero motivo, so solo che mi succedeva ogni volta che ci sentivamo, non potevo fermarle le lacrime, era un fatto automatico e assurdo che se ci ripenso mi vien da ridere. Ricordo ancora che mi svegliavo ancora prima della sveglia , mi vestivo e rimanevo a fissare le mie compagne di stanza nel tentativo disperato che loro si svegliassero, ma niente, loro dormivano come ghiri, ed io restavo lì qualche ora senza far nulla, loro dicevano che sono pazza, che non è possibile fare così ogni giorno, in quei letti non riuscivo proprio a dormire, quelle stanze non erano le mie e la mente non riusciva a rilassarsi, credo che non ho mai dormito profondamente, non ho mai sognato nulla ne sulla nave ne in hotel, quindi credo che non ci sia stato mai un giorno che ho chiuso gli occhi e ho dormito per sette ore di fila. Ora sono a casa, mia mamma dice che arrivai alle quattro di notte come una barbona, forse è vero, sono tornata più stanca di prima, ho anche perso quattro chili, ma è stato ugualmente tutto bellissimo nonostante le difficoltà, tutto è andato per il meglio, tutto mi è scivolato dalle mani, qualche volta si è lasciato prendere, altre non ho dato peso a nulla, ma sia quando partii che quando son tornata le cose che vedevo mi sembravano solo una parte del mio sogno, un sogno bellissimo e tragico, un sogno dove ci sono io con la mia valigia arancio, le mie scarpe bagnate e la felpa col cappuccio tirata  sui capelli.

Ciao Napoli, sono tornata.





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Scritto da alle 12:07

Meno due alla partenza.

Non sono una che viaggia molto, ma ogni viaggio è una scoperta, ogni viaggio non importa quante persone ci siano, è una sfida, è un impresa che compi da solo, ci sei tu e il mondo, ma nessuno dei due perde, ci sei tu piccolo piccolo che ti incammini per qualche posto del mondo, ci sei tu che mangi cose diverse, tu che con le tue scarpe da ginnastica consumate calchi suoli mai visti prima, tu che respiri aria diversa, tu che con le tue mani tocchi l’atmosfera invisibile e ti innamori. Ogni viaggio è come innamorarsi, ti batte il cuore a mille, hai voglia di conoscere quel luogo nuovo, hai voglia di strapazzarlo nelle tue braccia, voglia di mangiartelo a grandi morsi, godertelo come fosse un nuovo amore, ti innamori ogni qual volta riempi la tua valigia e inizi una nuova avventura, è amore perché quei posti non li dimenticherai mai, rimarranno impressi per secoli nella memoria della testa, e quando poi la televisione pronuncerà quel nome, sentirai nell’aria un odore, vedrai un colore, un’ immagine, tutto riporterà alla mente quel viaggio lontano o vicino. Innamoriamoci. Non abbiate paura di farlo. Viaggiamo. Viviamo al mille e uno, perché arrivati al numero mille c’è sempre bisogno di un passo in più, di più coraggio, di una spinta che potrebbe portarci fin sopra il cielo e oltre l’universo cosmico. La valigia è lì che ti osserva, non giudica, non sentenzia, non viene fuori neanche un lamento quando negli ultimi dieci minuti ricordi le ultime cose da infilarci dentro e piazzandola sul letto a grossi spintoni la imbottiamo di roba che il più delle volte è inutile, ma siamo così noi, vogliamo vivere, ma portare con noi sempre qualcosa che ci ricorda casa, qualcosa da mettere su quel comodino di legno vecchio e consumato che troviamo in hotel, e pensare a casa nostra. Ma poi ti vengono strani pensieri. Chi ha dormito in quel letto? E Che foto c’era su quel comodino? E dentro? Qualche calzino bucato? Qualche maglia firmata? Il niente, forse. In quel letto qualcuno si è amato per ore?  Forse si è semplicemente dormito e riposato il corpo sudaticcio di una giornata interminabile. Quella stanza poi ha ospitato milioni di persone, così tante persone  ci sono state che non ti senti mai a tuo agio, quasi come se fossi spiata dall’ultimo visitatore, neanche quando cerchi di renderla simile alla tua stanza, neanche con il disordine, neanche con i tuoi vestiti appesi nell’armadio. Ma qualcuno si sarà innamorato in quell’hotel, qualcuno amerà quel posto proprio come fosse una fidanzata. Non so se mi innamorerò di Barcellona, ma sono temeraria, non ho così paura di viaggiare su una nave e sentirmi persa nel buio quando la notte calerà sul pontile di prua, non voglio sentirmi la Rose di turno, non ci assomiglio, sono troppo poco graziosa per fare quella parte, ma ci ho sempre pensato che sarebbe proprio bello affacciarsi al pontile della nave e sentire quella brezza fredda colpirmi il viso, quasi come lame, e rabbrividire del freddo con le spalle scoperte e i capelli persi nel vento, l’odore del mare forse mi confonderà i pensieri ma alzando lo sguardo al cielo non mi sarà difficile riconoscere qualche stella, e pensare, pensare.. Pensare mi riesce bene, è smettere che mi è difficile. Io voglio innamorarmi cara Barcellona mia, voglio poter dimenticare un po’ il Salento. Tu ci riuscirai? Non credo possa esserci paragone, ma ho buoni propositi, ho per sino voglia di ballare fino allo sfinimento  e sentirmi quasi male dal ridere, perché ridere mi serve, voglio ridere a crepapelle e accasciarmi di notte esausta nel letto che l’hotel mi presterà, io che poserò le mie scarpe alte, io che mi spoglierò dei miei vestiti leggeri e tirandomi i capelli all’indietro mi addormenterò nelle braccia di un posto diverso. Cara Barcellona mia tu mi sarai accanto? Lo spero.

Ti conquisterò se tu mi conquisterai.





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Scritto da alle 17:26

Chissà se sfogliando le foto sul pc ti ha visto anche lei.

Cosa avrà pensato di te? Sai ti voleva bene.. ora non so, non credo te ne voglia più, non perché tu o lei vi siete incattiviti, semplicemente perché ha smesso di sentire me che parlo di te,e  forse ti ha dimenticato, ma ogni tanto quando il discorso sembra uscire fuori mi ripete sempre che sei una persona simpatica, e poi puntualmente mi dice: ‘’Però ha sbagliato a lasciarti sola, doveva restare altrimenti dov è il bene?” Ed io non so mai cosa rispondere, a dire il vero credo che un po’ abbia ragione o dall’altra parte abbia torto. Lei ha ragione e torto allo stesso modo, perché lei è grande, lei ha esperienza anche nell’ aggrottare le ciglia e farti sentire in pericolo, ha esperienza anche nel modo di svegliarsi la mattina e iniziare una nuova giornata. Ha ragione perché tu dovevi restare, perché l’affetto si dimostra anche restando, anche con grandi frasi ad effetto, anche con una briciola di pane regalata per scherzo. E poi lei ha torto perché non è vero che il bene si dimostra solo restando, potresti essere lontanissimo da me e volermi bene allo stesso modo di prima, forse anche un po’ di più, forse anche un po’ di meno, ma insomma l’affetto che mi regalavi dovrebbe assomigliare ancora un po’ a quello che oggi non conosco, a quello che oggi non puoi ne vuoi forse regalarmi. Ma lei ha ragione perché ormai non le dico più niente di te, a dire il vero non so più cosa dirle, le ho detto davvero tutto, diceva che ero ossessionata dalla tua persona e che dovevo pensare un po’ di più a me, che i tuoi problemi potevano essere solo un po’ anche i miei, e che poi noi due eravamo due persone diverse e quindi ognuno doveva cavarsela da solo. E anche stavolta lei aveva ragione, siamo due persone diverse, ma io ho mischiato le carte, e poi col passare dei giorni le carte sono diventate i nostri cervelli, poi le nostre mani, poi l’anima, e allora ho iniziato ad avere difficoltà nel dividere la mia e la tua di vita, mi sembrava impossibile, e quando a volte ci provavo sentivo uno strano dolore al petto simile a quando ne strappi via un pezzo, e allora ci ho rinunciato, ma non ho mai più detto niente di te, a nessuno, il problema è che ormai so poco di te, e tutto quello che sapevo appartiene ad un passato lontano, troppo lontano per essere ancora uguale, e allora semplicemente sorrido, a volte per finta, annuisco e cambio discorso nella speranza che nessuno al mondo mi chieda più di te, ma sbuchi sempre fuori ,e ogni volta sempre meglio, come i teneri fiori che trovi negli angoli delle strade, quelli che calpesti ogni volta ma che restano sempre lì, dritti dritti nella fessura di cemento grigio.





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Scritto da alle 16:34

Dov è scritto che amarti è un atto dovuto?

Non è   assolutamente vero, gli atti dovuti sono quelli che devo solo a me stessa, solo ed esclusivamente a me. Io che merito di essere quel che sono e forse anche di meglio, io che merito di respirare e di fare dell’aria che respiro un bel sogno, io che merito di amare, di innamorarmi e dimenticarmi di te, semplicemente così, come se al mattino aprissi gli occhi e tutto ciò che mi ha preceduto non esistesse più. Morirei dannata? Forse si. La soluzione giusta non è mai quella che dai autonomamente a te stessa, quella che ti dai è quella meno dolorosa, quella che sostituisce gli addii, quella che non prevede mai uno stop e un cambio di vita, perché noi siamo tutti così, noi uomini abbiamo paura, e hai proprio ragione è la paura che ci fo**e, è la paura di sbagliare e sentire la nostra coscienza strillare per l’ennesima volta che abbiamo sbagliato, è la paura che blocca le partenze, e fa delle autostrade dei cimiteri a cielo aperto, è la paura che ha stroncato gli amori, ed è sempre la paura quella che mi pervade ogni qual volta tu scompari e riappari, e non so se ho più paura prima che tu ritorna, o quando l’hai già fatto. Ma non credo al fatto che tu mi pensa, sono io che ti penso, è diversa la storia, è sempre stata al contrario, perché se pensi ad una persona anche se non ci sei fai qualsiasi cosa per far sentire a chi è dall’altra parte che ci sei, batti i piedi a terra,  mandi qualche messaggino, bussi alle porte, ti confondi nella folla pur di trovarlo, e poi ci sono anche quelli stupidi come me che sanno solo scrivere, come se non avessi forza nelle gambe, come se fossi inferma, come se vivessi la mia vita attaccata ad un foglio, il problema è un altro, il problema sei tu, il problema è in egual misura la tua presenza e la tua assenza, e stasera ho schiacciato il tasto Delete a quella conversazione che custodivo gelosamente, a che serve rileggerla milioni di volte? A che serve tenerla lì nella cartella delle cose belle? E’ quello che manca a noi uomini il tasto Delete, tutto sarebbe più facile.





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Scritto da alle 19:06

Non è vero che sono brava.

Continuano tutti a ripetermelo, l’avrò sentito un milione di volte nel giro di cinque anni.

Non è vero che tutto mi verrà dato perché sono brava.

Cosa significa essere bravi in fondo? La bravura corrisponde forse ad un dieci in pagella? Ad una madre orgogliosa? Ad un dipinto, una canzone, una fotografia fatta più o meno bene?  Essere bravi corrisponde ad essere i migliori o ad uno tra i tanti che fa il suo dovere? Forse tutte le cose messe insieme, forse neanche una di queste, essere bravo vuol dire saper correre veloce quando il mostro della tua vita inizia ad inseguirti, per poi fermarti al primo incrocio ed affrontare i tuoi demoni tutti di pancia, tutti di cuore, senza paura che per l’ennesima volta cadrai a terra, senza vergognarti se anche stavolta ti tremano le gambe, se anche questa sera la passerai con le spalle ad un muro freddo del tuo balcone aspettando che il tuo corpo diventi ghiaccio puro, e tu smetta di sentire qualcosa, qualcosa che ti faccia stare bene, male, qualcosa di umano che ti rende inevitabilmente fragile e calda, e vulnerabile all’ennesima potenza. Essere bravi è la capacità di amare senza alcun freno, senza il timore di sentirsi dire ciao, la voglia e l’incoscienza di rincorrerlo per strada anche se il cielo ha iniziato a rumoreggiare con i suoi lampi e la sua pioggia fredda, è l’istinto di aggrapparti alle sue spalle e di dirgli quando meno se lo aspetta che è tutta la tua vita, ma che se dovesse finire da un momento all’altro tu sarai ancora in piedi, ancora lì sulla porta ad aspettarlo mentre continuerai in qualunque modo possibile la tua vita anche senza di lui. Si è bravi dal momento in cui si sorride anche quando le pareti della nostra vita iniziano a cadere giù, una dopo l’altra, loro ti si frantumano in una mano, sulle spalle, tra le dita, dentro ogni ciocca dei tuoi capelli e non puoi che inalare quel forte odore di polvere, misto all’amara conclusione che anche l’ultima parete si è addormentata sul pavimento di casa tua. Io non sono brava, nonostante tutti continuino a ripetermelo, non ci credo, non voglio neppure esserlo, perché esserlo corrisponde a tutte una serie di responsabilità che ancora non ho voglia di portarmi nelle tasche insieme al mio vecchio cellulare, non sono brava e forse neanche mai lo sono stata perché spesso non sono stata capace di voltare le pagine della mia vita con facilità, l’indice finiva sempre per sfogliare il libro alla rovescia, a ritornare alle vecchie e ormai ingiallite pagine di una storia infinita che neanche sembra più appartenermi. Non sono brava perché non sono capace neanche di parlare alle persone a cui voglio bene, le parole mi rimangono tutte in gola, come missili inesplosi, ruvide caramelle che non scendono ma neanche puoi buttare via, non ne sono capace perché vado in confusione, perché ho sempre troppe cose da dire, e mai il tempo necessario per riempire quelle cinque righe della mia vita e schiacciare il tasto invio del mio cellulare, per dare voce alle mie corde vocali, semplicemente per sentirmi viva ancora solo per un attimo, e poi basta.

Non sono brava perché nell’opinione comune corrisponde ad essere la migliore, io non sono la migliore, non lo sono mai stata, e molto probabilmente non lo sarò mai, per il semplice fatto che non ho la vanità e il coraggio di essere sopra gli altri senza qualcuno che mi faccia compagnia, senza qualcuno che mi tenga per mano.





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Scritto da alle 19:20

Ho affrontato le scale mobili.

Si, l’ho fatto per la prima volta come solo una guerriera può fare, affrontare i propri demoni stupidi o consistenti che siano è sempre una grande impresa da prendere con le pinze, ragionare per qualche secondo e poi buttarsi a capofitto nel vivo della cosa.

L’ho fatto solo per te, inutilmente poi. Io tra la folla inferocita del centro Campania cercavo proprio te, te che lì dentro non ti ci vedo proprio, non sei persona da shopping, l’associazione te, gente, buste, corsa agli sconti non funziona per niente, eppure io ci ho provato, sapevo già che non ti avrei visto, cosa impossibile da fare in mezzo a quella folta folla, ma io ci credevo,  puntavo sul mio acuto istinto, pensavo di voltarmi e trovarti lì, non mi importava neanche con chi fossi malgrado sarebbe stato strano. Ma il sogno di io che mi volto e tu sei dietro le  mie spalle non può che rimanere incompiuto, perché tu sei sempre e sarai un sogno incompiuto. Le scale mobili mi fissavano, alte, altissime, ed io con la paura nello stomaco ci sono salita su con la speranza di riuscire a beccarti almeno così dall’alto, ogni persona che mi passava accanto era una sconfitta in più, sembravano tutte dirmi :”Non sono io!”, ma prima che mi si avvicinassero le avevo già escluse. Per te ho affrontato la mia banale paura, per te affronterei sempre tutto e mai per metà, il mettermi alla prova è una sfida di tutti i giorni che forse in un modo o nell’altro colma il vuoto che hai lasciato, quel vuoto che aspetta ancora una risposta, uno stupido perché, un messaggio, una chiamata per dirmi “Si sono vivo!” e invece non c’è niente che mi rassicuri se non qualche link su face book che condividi di tanto in tanto.

Neanche stavolta ti ho trovato, o semplicemente il destino non vuole che io ti incontri anche solo per mezzo secondo, ma quello che posso dirti è che il mio modo di cercarti, di pensare che da un momento all’altro sarai qui, che sei felice, che nulla può buttare giù un grande idolo come te non può che superare di gran lunga tutto l’amore delle tue donne messo insieme in una sola immensa stanza.

 

 





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Scritto da alle 12:37

Sono a corto di parole.

A volte mi capita ma quando non scrivo poi mi sento soffocare, e resto lì tra l’incudine e il martello senza sapere cosa fare. Mi capita spesso, e non riesco poi a sbloccarmi facilmente, è come se un bandito mi rapisse e mi portasse chissà dove, in un posto lontanissimo dove nessuno può raggiungermi neanche provandoci per ore. Il bandito mi imbavaglia, mi trattiene alla sua casa fuori periferia, mi lascia senza cibo in una stanza e non chiede neanche il riscatto per me, forse neanche nessuno mi sta cercando lì fuori, perché nessuno se ne è accorto che non sto più parlando. Non sono una persona che parla molto, qualcuno potrebbe definirmi tecnicamente ‘’introversa’’, non è propriamente corretto, parlo semplicemente lo stretto necessario in pubblico, non mi piace neanche troppo farlo, preferisco scrivere milioni di pagine noiose e ripetitive, più che riempire la stanza di chiacchiere di quantità industriali. Non sono facile da capire e mi spiace, vorrei esserlo, vorrei essere una persona comune, ma si, io punto tutto sulla mia interiorità, non mi interessa essere attraente all’ennesima potenza, non mi interessa avere quel paio di scarpe all’ultima moda, non mi interessa chiedere soldi soldi e ancora soldi ai miei genitori, non mi importa se adesso ho perso dieci chili e per qualcuno posso sembrare più carina. Sono cose futili queste, l’essere umano ha un mondo interiore che poche volte coltiva per bene, qualcuno preferisce lasciarlo incolto e  dedicarsi all’esteriorità, per poi cogliere quel piccolo fiorellino bruciato dal sole, ripiegato su sé stesso che di bello ha poco e niente. Non so se il mio orto è il più bello del quartiere, ma il fiore che nasce nel mio reticolato è alla pari del fiore più raro dell’universo, perché è vero e quando è arrivata l’ora di appassire lo fa con un tale eleganza da sembrar nettamente superiore a tutta l’eterna fioritura di quelli di plastica.





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Scritto da alle 16:53

Fiumi di parole che si incastrano
scuri doppi chiodi che ti inchiodano
lampi di carezze che poi fingono
di sapere amare tanti cieli ed uno.
Stupidi pensieri mi tormentano
corde di chitarra lente suonano
sentimenti acerbi basta crescere
dalla mia finestra c'è il giardino dei NoooO.

file di corone vanno a sbattere
contro ogni angolo dell'esistenza
ombre di quei sogni non esistono
solo nella testa loro esplodono
campi immensi di scuse stupide
neanche tu ricordi pur sforzandoti
foto fatte a pezzi per riesistere
e la luna è ancora là
nell'alto dell'immensità.

Ho finto tutto pur di ridere,
ho fatto tutto pur di credere,
non esiste nulla al mondo di speciale
niente da qualificare al tuo sorriso.

file di corone vanno a sbattere
contro ogni angolo dell'esistenza
ombre di quei sogni non esistono
solo nella testa loro esplodono.
campi immensi di scuse stupide
neanche tu ricordi pur sforzandoti
foto fatte a pezzi per riesistere
e la luna è ancora là
nell'alto dell'immensità.

file di corone vanno a sbattere
contro ogni angolo dell'esistenza
ombre di quei sogni non esistono
solo nella testa loro esplodono

Tramontati vizi che ti mentono
puoi toccarli e poi ti ritrovi in basso
occhi vitrei che marciscono
loro finti stanchi ancora attendono.
luci di una mente che cancellano
le uniche parole dette ancora per metà.
e la luna è ancora là
nell'alto dell'immensità.


Amica, meschina
la luce ti nasconde
Nel buio ti piace
sentire la mia voce
Bugiarda, svanita
niente da dire ancora
sussulti di gioia
quando ritorni è sera.

 

 

 





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Scritto da alle 20:34

Lapilli , sordi sogni
cadute di orizzonti,
martelli disperati che battono sovente,
occhi vitrei di languide speranze,
soffiti capovolti di cieli ancora spenti,
profili di farfalle
camminano veloci,
mani mie che volano lontano.
Mente andata a male di echi dissonanti,
spruzzi d'altra vita cola sull'asfalto,
segnali di aquiloni che perdono i colori,
i miei piedi sul soffitto
e gli occhi fermi al marmo,
tavolozze di parole che nascono per caso,
piccole bugie di un venditore
che fa di cenere le stelle,

e di una scatola il mio cuore.





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Scritto da alle 18:59

Non trovo mai più il tempo di scrivere qui, la scuola mi sta fondendo il cervello, a dire il vero non è solo quella che mi rende la vita difficile. Sono solo una serie di circostanze che ti stritolano via anche l’ultimo  neurone sano. Ma mi manca, mi manca tornare qui e sentirmi a casa, è come sentirsi in fondo alla propria testa, in fondo al proprio cuore, ma non di qualcuno, sei proprio al centro di quello che pensi, di quello che speri, di quello che attendi e sogni. Il problema però è un altro, quello dove ci sono io che faccio dieci passi in avanti, io che vado incontro a qualcuno mentre la persona dall’altra parte che dovrebbe fare forse il doppio dei miei passi è ferma lì nelle sue convinzioni, nel suo amore sfrenato, a volte quasi indietreggia, a volte quasi sparisce. Qualsiasi rapporto però non può che reggersi sui passi in avanti, uno io, l’altro tu, poi noi che ci incontriamo e camminiamo un po’ insieme, consumiamo il tempo a chiacchierare, a dirci cosa ci è successo in tutto questo tempo, raccontarti delle nostre disavventure, dei nostri malumori, dirsi di quella volta in cui  io mi sono beccata l’influenza, tu hai conquistato qualche piccola vittoria, e forse in qualche notte silenziosa troveremmo il coraggio di dirci che ci manchiamo. Perché ammettere di aver pensato qualcuno o qualcosa che non hai, e che molto probabilmente non avrai mai è il passo più coraggioso che si possa compiere, è peggio di quando si sbaglia strada, peggio di aver un mitra puntato contro. Ci vuole più coraggio a dire mi manchi che sparare un colpo in testa ad una persona, è troppo emozionante, troppo coinvolgente, troppo umano,  il troppo di troppo. Personalmente però non vivo mai di rimpianti, a volte seppur ho sbagliato posso dire sempre di averci provato, di aver avuto il desiderio di recuperare qualche rapporto, di aver avuto la voglia e la faccia tosta di richiamare per l’ennesima volta lo stesso numero, ho avuto il coraggio di squillare a vuoto, di cercare a vuoto e spesso di vivere giorni nel vuoto, ma io ci ho provato, posso dire di aver fatto di tutto per aggiustare il mio micro mondo, posso dirlo, a differenza di qualcuno che preferisce vivere così, di questioni irrisolte, di emozioni viste in prima fila e mai vissute di persona. Io non mi pento di niente, neanche di tutti i graffi che ho.





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Scritto da alle 12:31

Il problema è che la gente non cambia, non può cambiare.

E’ un percorso troppo difficile e a volte troppo breve che mette in confusione la stabilità umana. La gente dice cose importanti, frasi che se le senti capisci forse tutt’altra cosa, macinano parole tra i loro denti e le loro espressioni equivoche, che puntualmente ritirano il giorno dopo, soltanto dopo una dormita, venti quattro ore spazzano via cumuli di certezze nate in un secondo. A me sono sempre stata dette cose che poi per un motivo o per un altro son state ritratte, come se io fossi il giudice e poi c’era l’imputato, il posto faceva da sfondo, gli spettatori c’erano ma non interagivano, si limitavano ad essere lì come lo sfondo di un quadro, c’è, ma il soggetto in rilievo è molto più importante.                                                                                        

 Noi parlavamo, tu fingevi. Fai sempre così, e francamente ne sono stanca, ho perso la pazienza anche con te, strano ma vero, l’ho persa con tutti da quando puntualmente riempi la mia testa di cose e poi scappi via. Non so neanche se le pensi davvero, se quando le dici arrossisci, sorridi o finisci l’ennesima sigaretta che ti ritrovi tra le dita. A volte ho per sino creduto che le tue parole erano sincere, credo che la tua sia solo paura, come un po’ io ne ho di te. Credo che la tua sia stata semplicemente la scelta più facile, quella meno discutibile, quella a portata di mano, quella che se qualcuno ti si avvicina con un grosso sorriso non hai imbarazzo nel presentare la cosa.

Son vaga, lo so, ma ho imparato ad esserlo con il                                                           tempo.                                                                                          

Non mi piace coinvolgere cose, situazioni, e persone che molto probabilmente stanno vivendo la loro vita felice senza alcun problema. Non sono il tipo, ho imparato ad essere discreta, silenziosa, e non soltanto grazie a me.

"So che in questo preciso momento tu mi stai cercando..io ti sto aspettando" V.R.





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Scritto da alle 09:55

Non mi riconosco.
Io non sono quella che prende 4,
io non sono quella che piange fino a sentirsi male,
non sono quella maledettamente sfortunata su cui piovono chiodi.
Se potessi sciogliere i grovigli che mi porto dentro sarei finalmente libera, sarei nuovamente la stessa persona che guardavo allo specchio qualche anno fa, sarei quella vincente, sarei tante cose, ritornerei ad essere il mondo.




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Scritto da alle 18:27

Mi spiace non essere all’altezza di nulla, mi spiace perché non si tratta di me, ma di ammassi di persone che sprecano il loro tempo al mio fianco. La verità è che io non solo all’altezza di nessuno, impartisco assurde lezioni di vita che ho imparato io a forza di schiaffi, e spero e credo e voglio che gli altri provino le stesse cose, e crescano allo stesso modo. Non cerco mai favori ma mi aspetto che qualcuno me ne faccia sempre uno, io parlo d’amore quando poi il mio ha fatto schifo e neanche è mai esistito fin in fondo. Io che sono mezzo metro sotto terra e poi mezzo metro sopra l’aria, ma mai prima di nessuno. Io che non mi meraviglio più ne di un otto a scuola e neanche di un quattro, gli eventi mi scivolano dalle dita come fosse sabbia asciutta, e nulla può essere fatto affinché ritorni in me la voglia di fare che tanto mi apparteneva. Io non voglio più fare nulla. E’ paura si. Chiamatemi codarda, chiamatemi idiota, chiamatemi passiva. Io non voglio più fare qualcosa e sbagliare, sbagliare, sbagliare. Sentirmi la porta sbattere sul naso, e ancora e ancora, non voglio più sentire ‘’ è errato, è finto, è brutto’’. Sbagliare fa crescere, si, ma qualche piccola soddisfazione, anche la più stupida delle vittorie infonde sicurezza, ed io non sono soddisfatta, io non sono vittoriosa, forse non sono neanche così umana se ancora mi meraviglio di chi dorme senza dare la buonanotte. Non mi estinguo e non capisco perché, dovrei abbandonarmi alle folle impazzite che mi passano davanti, e invece no, la resistenza è bella alta, la fortezza è costruita troppo bene per essere scavalcata, ma gli insuccessi pesano, e pesano ancora di più sei hai diciotto anni e nulla di sicuro in tasca. Perché io sono arrabbiata con il mondo, arrabbiata dalla sua insulta ipocrisia, dal suo sorrisino sarcastico e i volta faccia inaspettati di chi ci abita, odio i suoi frutti acerbi e avvelenati, ed odio quei posti così lontani che neanche puoi toccarli, odio te soprattutto che non riesco mai a stringere, ti odio così tanto che non riesco a cancellarti. Ma si, che bella bugia. Profonda come la tua inconsistenza.





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Scritto da alle 20:23

C’è che la mia vita deve continuare al di là di ogni breve o lunga sosta.

C’è che sono stanca di aspettare che i ciottoli di un lungo viaggio ritornino tra le mie mani. Sono pezzi di un vetro rotto, vecchio, logorato dal tempo, perché dovrei conservarli? Sono taglienti, e non ci pensano due volte prima di conficcarsi sotto la pelle, tagliarti, lasciarti sul pavimento zuppa di sangue. Detriti assassini  di qualcosa che si trascina e speri torni apposto. Ma aspettare è un tempo troppo lungo per chi da fare miliardi di cose ancora. Non voglio più attendere nulla, non voglio vicoli, non voglio più il fiato sospeso in attesa di quel messaggio che rimanda il suo arrivo continuamente. Non è il problema di essere al secondo posto, o meglio è un problema, ma si sopporta finché c’è rispetto. Poi tutto svanisce se la gentilezza va a pu**ane. Perché c’è il giusto tempo per stare con la persona amata, e il giusto tempo per stare insieme a me. Invece puntualmente questo non accade mai, la gente preferisce sbattermi le porte in faccia e viversi la loro felice relazione senza alcun problema esterno. E sai qual è il vero problema? E’ che io non sono la solita persona che conosci e dimentichi nel giro di 24 ore. Non è vanità, non è sicurezza, è solo che sono un tipo particolare, a volte rompo le palle più del previsto, a volte mi sveglio con la luna storta, ma sono essenzialmente una persona buona. Io non ho mai detto addio a nessuno, mi sembra una parola così vuota, terrificante, e fuori dalle cose giuste che conosco, che allora evito di usarla, per sino per chi non è più in questo mondo io uso la parola Arrivederci, mi sembra più accomodante, seppur spesso illusoria, ma ti porge un cuscino, ti tende la mano, l’arrivederci rispetta i tuoi tempi e quando sente che sei pronta ti da l’amara conclusione che nulla sarà mai più come prima. E invece no, la gente dice Addio con una certa facilità pari a chi vive e dimentica. Si incamminano nelle loro vicende dicendo troppo spesso quella parolina violenta, eliminano qualcuno dalla loro esistenza a volte per banali motivi, così, come se strappassero un tenero fiore da un prato verde acido, troppo semplice, troppo irrazionale, troppo logico. Non è vero che le persone possono essere dimenticate, nell’amore, nell’odio, nell’indifferenza c’è sempre un sottile ricordo di qualche dettaglio vecchio, qualche conversazione, qualche sguardo, qualche piccolo bacio sulla guancia, un buon profumo, delle mani fredde, il ticchettio del suo orologio. Rumori, suoni mimetici che ti restano fin dentro l’anima, stralci della tua storia che non vanno via neanche a lavarli con l’acido. Ciò che viene e vive dentro di te, difficilmente va via, e se lo fa ti lascia dentro un graffio profondo impossibile da coprire con i tessuti che ti porti addosso.

Certe situazioni restano ghiacciate ed irrisolute per più di mezza vita, per poi sciogliersi  un giorno con il caldo alito della luna.





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Scritto da alle 20:01

Uno poi cerca di farsi la sua banale vita e si ritrova davanti un paio di occhiali bianchi. Un comunissimo paia di occhiali bianchi, quelli grandi, quelli che ti coprono tutta la faccia, quelli di ieri. No, perché il mio masochismo mi suggeriva per sino di comprarli, me li piazzo in faccia, mi guardo allo specchio del negozio e voltandomi verso mia madre noto la sua faccia mista a disgusto e divertimento.

“Sembri un moscone Mirià” dice mamma, poi aggiunge. “ Ma se vuoi comprarli!”

“No, no. Non mi stanno bene.” Le rispondo soltanto.

Il fatto è che non è vero, o meglio il mio era solo un tentativo disperato di comprare una reliquia da mettere nel cassetto, e guardarla, e pensare. Pensare cosa poi?. Tutto e niente. Basta il più banale oggetto a riportarti alla mente cose che cerchi di sotterrare sotto metri e metri di terreno scuro, ma i ricordi sono più forti, riescono sempre a risalire.

Cosa avrei pagato un tempo per indossare i tuoi occhiali. Nella mia testa di bambina erano addirittura un pezzo di te, insomma un accessorio imprescindibile dalla tua persona, come se fossero  due occhi, dei capelli, dei denti, sono lì perché completano e fanno la tua persona, non sono mica un pezzo in più. Compri la macchina, compri il volante. Poi c’eri tu e i tuoi occhiali. Quando mi capita di incontrare qualcuno con un paia simile sobbalzo in aria, quasi sembro nascondermi, puntualmente mi accorgo che non sei tu, e allora inizio a fissarli, quasi come se ne fossi ipnotizzata.

Mi dispiace scocciarti, lo faccio sempre. Cerco in tutti i modi di trattenere il mio entusiasmo, a volte ci riesco e metto da parte il telefono fingendo di non pensare, altre volte pigio i tasti senza neanche rendermene conto, ti scrivo pure cose idiote, ti chiedo come stai, cosa fai, ma ancora tremo di paura. Non voglio essere ridicola, tutto qua, ma qualunque cosa faccia o dica mi sento troppo un pagliaccio, il pagliaccio dal nasone rosso e i capelli arancio che ancora è lì, ancora si fa problemi, e ancora e ancora.

Poi arrivano i tuoi auguri, belli. Ci volevano proprio, il contenuto non è altrettanto bello ma lì per lì mi andavano pure bene, ma rileggendo e rileggendo mille volte la stessa frase sono arrivata ad una triste conclusione. Del tipo “Evita di cercarmi, siamo cosa vecchia ormai”, io non mi sento cosa vecchia, è tutto da rifare, mettere apposto, dimenticare molte cose e tenersi solo quelle belle bene in mente, ma tu non vuoi e va bene e va bene. Mi va sempre bene tutto di te. Ero in cerca di un consiglio sai? Si è rifatta viva una persona del passato, e volevo sapere cosa ne pensavi, cosa mi consigliavi di fare e dire, ma pure questa volta tu non ci sei. Il mio messaggio d’aiuto è rimasto lì appeso sulla corda delle richieste che in tutti questi anni ho cercato di avanzare,e son rimaste tutte lì. A te non piaceva quella persona, ricordo che mi dicevi che ti era antipatico, ormai non lo ricordi più, ma non ti andava proprio a genio, e non so per quale assurdo motivo.

Qualcuno direbbe che sei fuori dal mondo con il tuo modo di essere e il tuo modo di comportarti, che calcoli spesso, che ami sentire quando qualcuno soffre d’amore per te, che sei pure un po’ egoista. Forse per un attimo le ho pensate anche io tutte queste cose, ma ci trovavo una spiegazione e la continuavo a ripetere al mondo e anche a me stessa. “E’ vero, ma è una persona fragile, è dolce.. vuole soltanto giocare non far del male”. Giustificavo le tue malefatte, anche se non è sempre giusto così, avresti dovuto anche tu come tutti avere le tue punizioni, le tue smentite, i tuoi insuccessi, ma per me resti sempre l’eroe romantico che ho conosciuto tanti anni fa.

Il cursore lampeggia e mi segna che sono due pagine quelle che ho appena scritto. Ma non bastano sai? Non basterebbero neanche cento, neanche mille, è che a te c’è sempre qualcosa da dire, da ricordare, da sussurrare. Per stavolta hai vinto tu, ma il mio è più un divieto che una resa, perché io non mi arrendo mai.





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Scritto da alle 18:03

E’ lo scorrere del tempo che inevitabilmente falcia quei pochi sospiri di sollievo che tiro su a ripetizione, come fossero boccate d’aria prima di una lunga immersione, come fosse il più banale degli atti che mette in funzione il mio cuore arrugginito. E’ tutto troppo vicino e lontano, tutto lento, tutto velocissimo, e  nella loro inconsistenza di cose che passano e basta lasciano sulla lingua quel forte retrogusto d’amaro, che cerco di annegare in cucchiaiate di zucchero da cucina. Ogni giorno che passa è una pugnalata nel petto così profonda che a stento riesco a lamentarmi, a volte evito di farlo, a volte mi limito ad essere quella persona sorridente e compassionevole che tutti conoscono, cerco di non raccontare i miei guai a tutti quelli che mi si fermano davanti, tendo una mano, a volte inizio la mia camminata senza voltarmi indietro, ma non è egoismo è semplice voglia di iniziare a camminare, di incontrare i miei nuovi boschi, il mio nuovo lupo cattivo, la mia nonna che aspetta il cesto di cose buone. Come la piccola cappuccetto rosso mi addentro nel deserto bosco, forse per ingenuità, o forse  per coraggio, mi stringo alla mia mantella come fosse la mia arma segreta, a tratti saltello completamente entusiasta di quell’avventura, e poi mentre la notte cala giù nascondo la paura di chi cammina da solo, e continuo a cercare.. cercare… cercare cosa poi? La casetta della nonna? O aspetto che il lupo faccia un sol boccone dei miei pochi vestiti e dei bruni capelli? Calpesto le vecchie foglie d’autunno che si lasciano cadere, mastico il nuovo vento gelido che le tempeste regalano ai passanti, cerco di fidarmi e a tratti immagino la strada di casa, per ritornare indietro, affinché la storia non si compia, affinché tutto resti sospeso nel vuoto di chi ha finito l’inchiostro, senza neanche scegliere un titolo.





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Scritto da alle 12:41

Non è propriamente corretto che quest’anno è stato uno di quelli noiosi. O meglio, lo è stato tranne per la settimana che i miei beniamini sono venuti qui da me. Sembra soltanto ieri quando in preda all’emozione fantasticavamo sui posti da visitare, sulle cose da fare insieme, eppure quei giorni arrivarono così in fretta e passarono allo stesso modo con una tale velocità da non poterli cronometrare.  Voi siete la cosa che mi porterò dietro per chissà quanti anni, vi terrò stretti al petto come uno di quei pacchi regalo che arriva una sola volta nella vita, vi  trascinerò con dolcezza anno dopo anno nella mia vita finché voi vorrete essere al mio fianco, e quando la mezzanotte scoccherà sarò sicura che dall’altra parte del ‘’mondo’’ qualcuno mi dedicherà un suo pensiero, qualcuno che ha la sua bellezza, qualcuno che ha il suo dolce sorriso.

Grazie a voi quest’anno può essere ricordato diversamente dagli altri, posso raccontare che nel 2011 ho i  incontrato per davvero i miei angeli in carne ed ossa, e potrò ricordare i suoi occhi di ghiaccio che mi fissavano, la sua risata simpatica e la sua bontà di un dolce bimbo.

Si spera ne avremo ancora tanti altri di anni da dedicare soltanto a NOI, al di là di ogni infamia, al di là di ogni persona invidiosa e cattiva che ho incontrato lungo la mia vita, perché voi ci siete sempre stati per me.

Vi amo Angeli. <3





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Scritto da alle 13:18

Siamo arrivati alla fine, manca un giorno e ci lasceremo alle spalle il 2011. Per qualcuno magari è stato un anno importante, uno di quelli emozionanti ed avvincenti, il mio è stato un 2011 estremamente noioso, nulla è cambiato, nulla è iniziato ne finito, tutto è rimasto allo stesso posto dell’anno prima senza neppure attirare l’attenzione. E’ stato un anno che non ricordi e basta, ne per cose belle ne per cose brutte, forse ho pianto un po’ di più degli altri per cause di forza maggiore, ma in un modo o nell’altro non me lo sento addosso come un anno speciale. Preferisco vada via come se nulla fosse stato, e poi il 20 e l’11 sono due cifre che accostate neppure mi sono mai piaciute. Sul 2012 ci sono ancora alcuni misteri, qualcuno dice che scoppieremo tutti, che la razza umana si estinguerà, che forse resteremo per sempre nelle tenebre della notte, che il prossimo capodanno non ci sarà, eppure a me piace sperare che sarà soltanto uno degli altri anni trascorsi come sempre, nel mio tranquillo paese della soleggiata Napoli. Se dovessi fare un po’ di spazio all’anno nuovo cestinando cose brutte credo che getterei via poche cose. Il sorriso brutto di qualche professoressa, qualche canzone deprimente ed assillante, qualche persona falsa che ancora tutt’oggi mi gravita intorno, getterei via le brutte persone che si sono alternate nella mia vita. Al contrario terrei con me tutti i miei grandi sogni, persino tutte le mie paure, terrei sul mio petto strette le persone  a cui voglio bene e che danno un senso preciso alla mia esistenza, terrei con me la mia famiglia, proteggerei da tutto e tutti il mio amore rimasto incompreso. L’anno che sta per arrivare sarà un anno importante, o almeno così dicono, nel vicino 2012 prenderò il diploma da liceale, forse imparerò a guidare, mi cercherò un lavoro o mi iscriverò all’università completandola con buoni risultati, diventerò più grande e più cosciente di quello che un domani voglio essere, sarà un anno di vittorie e qualche piccola sconfitta, sarà un anno di quelli in cui mi tremeranno le gambe dalla paura, e si spera anche il cuore completamente annegato dalle emozioni, spero sia un anno migliore, come tutti gli anni cerchiamo di augurarci, spero di non dover più assistere ad alcuna perdita importante, ad alcun addio almeno per i prossimi cinque anni, spero che le persone che amo mi saranno sempre accanto, e che qualche persona che si ostina a starmi lontano deciderà e capirà che sono davvero una brava persona e che vale la pena di conoscermi più a fondo.

Quello che posso augurare a voi non è altro tutto ciò che desiderate, io desidero essere felice, ancora una volta è questo il mio desiderio, il mio più grande bisogno.

Addio 2011, e lascia nel cielo i più variopinti fuochi d’artificio, che io sarò lì ad immortalarli come ogni anno.





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Scritto da alle 16:25

Dovrei non crederti più, ma ho imparato ormai che le tue parole sono cloroformio per la mia instabile felicità, e allora non mi arrabbio più, ma ci resto male uguale. Non è vero che il ‘’condottiero’’ che torna indietro è capace di riconquistare la terra perduta soltanto visitandola dieci volte all’anno, la terra resta di chi c’è sempre a prendersi cura di lei, di chi si batte per difenderla, di chi dolcemente ne cosparge i semi, e ne raccoglie i frutti. Io non sono più un passatempo, neanche voglio esserlo per te, non voglio più essere la parentesi di quel pomeriggio libero che cerchi di dedicarmi, non voglio più stare lì ad aspettarti invano, perché tu non torni, non lo fai mai, e cercarti senza una risposta non fa che farmi doppiamente male, quel telefono maledetto squilla a vuoto ma tu non dai mai cenni di vita, ne di semplice esistenza. E’ sempre a me che tocca immaginarti, dedicarti cose che il più delle volte non leggi, è sempre mia la delizia e la croce di chi vive aspettando. E si, voglio esserti soltanto amica per tutti questi motivi. A volte ti faccio stare bene, tu fai altrettanto, ma siamo semplicemente due mondi che non si incontreranno mai, troppo distanti, troppo uguali e diversi. Abbiamo sempre avuto e abbiamo ancora oggi miliardi di ostacoli contro il nostro ‘’stare insieme’’, non inteso come relazione, ma come semplice sentirsi, darsi conforto, essere amici e basta. A noi non è possibile, non è possibile nulla a dire il vero, ogni cosa che voglio io da te, con te, per te, gira al contrario e mi si ritorce contro, e allora perché sono qui che ancora mi faccio del male?





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Scritto da alle 19:04

Cosa voglio per Natale?

Materialmente nulla, non mi serve nulla, o meglio un paio di scarpe nuove e qualche bel regalo farebbe sempre comodo, ma paragonato a tutto quello che vorrei di non materiale non sono altro che sciocchezze che cento euro sono capaci di comprare. Quello che vorrei non si compra, quello che vorrei resta ogni anno nella cassettina delle lettere che non ho mai più spedito. Iniziano tutte allo stesso modo: ‘’ Caro babbo natale vorrei essere felice.” E concludono tutte con la stessa frase :” Confido nella tua bontà.” Restano tutte lì ad ingiallirsi, perché ormai si è capito che Babbo natale non esiste. E’ la cosa più brutta che scopri dopo aver capito che un giorno crescerai anche tu. Per alcuni è un trauma, per altri un sollievo, per me invece fu una scoperta naturale, sono sempre stata furba, intelligente, e sotto sotto me lo aspettavo che quel nonnino pancione vestito di rosso non fosse altro che la fantasia di una notte che i genitori cercano di non rivelarti mai. Aspettai la mezzanotte, sentii dei passi, per un attimo pensai che fosse lui, che esistesse davvero un centenario dalla barba bianca così buono e giusto, ma dalla porta sbucò mia madre con il mio regalo ben incartato, lo adagiò piano sulla scrivania e lentamente si allontanò a letto. In quel momento capii che la realtà era ben diversa da come la immaginano i bambini, da come la immaginavo io, quello in cui credevo forse era tutto sbagliato, e di lì a poco sarebbe diventato un mondo concreto il mio, avevo forse dieci anni e da quel giorno capii che Babbo Natale era solo un sogno. Oggi lo sanno tutti che non esiste, o meglio i grandi la pensano così, oggi ci sono solo genitori premurosi, genitori pensierosi, genitori che dimenticano di farti gli auguri, a volte invece ti guardano dormire sorridendo. Oggi ci sono solo persone che decidono arbitrariamente di essere buoni con te, o di essere al contrario spietati e cattivi a volte senza un reale motivo. Oggi ci sono persone che decidono di farti un regalo con il cuore, altre che mentre te lo consegnano si aspettano da te uno ancora più costoso, e poi ci sono io che da questo Natale non mi aspetto nessun regalo costoso, nessuna bella lettera d’auguri, nessun telefono all’ultima moda, nessun computer nuovo, non mi aspetto che qualcuno faccia di tutto per sorprendermi. Oggi ci sono io e basta, io e quella solita notte dove ormai mi addormento senza spiare più da sotto le coperte, io che sotto sotto spero che Babbo natale arrivi anche se ho diciotto anni, che carico di pacchetti si attacchi al tetto di casa mia, che scenda lentamente, che magicamente il vetro della mia camera si apra, che lui senza farsi sentire mi si avvicini e senza lasciarmi alcun pacco esaudisca il mio desiderio, senza averle neanche lette tutte quelle lettere, senza chiedermi cosa realmente io voglia. Lui babbo natale ,legge nei cuori delle persone e forse quest’anno darà a me ciò che da troppo tempo attendo ancora. 

Caro Babbo Natale.. io voglio essere felice.





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Scritto da alle 17:16

Sono irrimediabilmente testarda.

E’ più forte di me, pure se a volte mi sforzo di aprire la mia visuale, di guardarmi intorno, di capire  una possibile e qualunque ragione,  poi non ci riesco e mi rassegno. Sono testarda perché più le cose mi vengono dette, più queste mi si materializzano davanti gli occhi, e più io mi sforzo di non capirle, volto la testa dall’altro lato e faccio finta di niente,  mentre infiniti amori si consumano sulla mia stessa traiettoria e le stagioni passano senza che io me ne accorga. Sono testarda perché più la meta è lontana più cerco di recuperare tutte le forze del mondo ed aggrapparmi alla prima roccia che trovo, per iniziare la lenta e difficile scalata alla meta ambita. Risultato? Che alla fine della settimana sono doppiamente stanca rispetto a tutti gli altri, dove gli altri hanno fallito o vinto, io ci ho provato due volte ed ho vinto ed ho perso due volte consecutive, mi affatico, il mio cuore si affatica, e arrivo al venerdì pomeriggio che sono troppo stanca anche per essere ragionevole. Credo che quando tutto questo finirà, ed io chiuderò gli occhi  per sempre in chissà quale giorno caldo d’agosto tutti quelli che mi hanno incontrata, tutti quelli che hanno fatto una vita insieme a me, o anche quelli che mi lascerò indietro, mi ricorderanno come quella dalla testa dura, e magari deciderò proprio di non prendere più medicine per la stessa testa dura che in tutta la vita mi ha fatto da compagna di viaggio. E’ imprescindibile da me stessa, è un essere cento volte il più degli altri, ma non in positivo o negativo, semplicemente cento volte di più di tutto quello che ogni essere umano riuscirà ad essere in tutta la sua vita, cadrò cento volte di più, mi rialzerò altrettanto, scoppierò in lacrime più degli altri, e riderò di contro allo stesso modo, sarò la stessa frase per anni ripetuta allo stesso cancello, sottolineata più volte senza neanche ricordarne più il senso.

 

 





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Scritto da alle 17:57

Credo che le cose possano tornare apposto, se solo lo si vuole.Il bene di due persone va al di là di ogni cosa, l'amore di due persone cancella ogni piccolo sbaglio, ogni grande rinuncia, e mette a tacere ogni scelta precendemente presa con la testa. Pensarsi non è peccato, lo è di più farlo e lasciare che le cose si trascinino via in eterno.





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Scritto da alle 17:54

Ora che hai smesso di soffrire, ora che sei tornata ad abbracciare la tua dolce figlia da lassù, ora che ci guardi con i tuoi grandi occhioni da troppo in alto per accarezzarti, ti chiedo solo una cosa.. dacci tanta forza, solo tu puoi riuscirci, solo tu che hai lottato fino all'ultimo respiro.. Ciao Nonnina.. ti voglio bene...



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Scritto da alle 16:26

Mi dispiace che tu debba affrontare tutto da sola.

Io sono piccola, lo sai bene che lo sono. Diciotto anni sono troppo pochi per esserti d’aiuto adesso. So che molto probabilmente non avrai pranzato, neanche cenato a dire il vero, so che starai tremando di paura perché il momento che ogni figlio teme è quasi arrivato, so che sarai congelata mentre io me ne sto qui al caldo, so che penserai a me anche se non chiamerai, e poi più tardi chiederai se abbiamo mangiato, se stiamo bene, e a te chi ci pensa? Mi dispiace che non posso essere una piccola formichina e venire in tuo soccorso.. tra qualche ora ti appoggerai da qualche parte con il tuo mal di schiena e le tue ossa doloranti e non riuscirai a chiudere occhio, aspetterai tutto il tempo fin a quando qualcuno non ti dirà qualcosa di diverso, fino a quando qualcuno non ti darà una piccola speranza. Ma tu lo sai che è molto difficile, te lo ripetevo spesso per prepararti al peggio..  ‘’Accadrà prima o poi, è stanca, molto stanca!” e tu mi dicevi “Lo so ma è comunque mia madre, non posso essere forte!” io ti rispondevo “Devi” ma sapevo bene che è impossibile, neanche io ne sarei capace. Ma sai oggi ho fatto la persona adulta, ho per sino cucinato, non so se erano buone, papà non ha detto nulla, sembrava soltanto sorpreso. In effetti la sorpresa è pure mia, ma più che nostra la sorpresa l’ho voluta fare a te, anche se stanotte non tornerai a casa, domani ti dirò ‘’ho cucinato’’, e tu sarai orgogliosa di me, lo spero.. lo spero sempre.. deludere te significherebbe morire per me. Ma anche se non te lo dico, anche se stasera non ci sentiremo tu sforzarti di sentire “Ti voglio bene” come tutte le sere quando ti allontani nel corridoio, io domani vado a scuola nonostante tutto.. ma tu sforzarti di essere forte, proprio come mi hai insegnato, proprio come tutti i giorni provo a fare.

Buonanotte <3





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Scritto da alle 21:31

E’ stato bello parlarti, mi è sembrato  di stare meglio anche se è soltanto una stupida illusione. E’ un illusione, è un inganno perché è passato un solo giorno e già mi sembra un eternità che io e te non parliamo. In fondo cosa potrei dirti? Cosa potrei raccontarti? Che la mia vita fa schifo te l’ho già detto, per il resto io ho il mio mondo, tu hai il tuo, che molto probabilmente neppure si assomigliano, no non si assomigliano per niente. E’ stato bello perché io parlavo, tu mi ascoltavi, ed era come se le cose fossero ritornate ad essere come prima, le cose che amavo di più in questo mondo, il mio sorriso, il tuo sorriso, la mia felicità, il tuo stare bene, le nostre cavolate, la capacità di cambiare discorso nel giro di dieci secondi. Mi spiace, non hai colpe tu, scusami, ma  credo di non avercele neanche io, sono stata solo troppo buona, ho voluto bene troppo e male, tu eri solo la persona sulla quale ricadeva tutto. Dici che bisogna pensare a sé stessi, altrimenti si cade sempre più giù, hai ragione, io non sono sprofondata… di più quando hai deciso di andare via, mi sembrava di non poter più vivere come fanno tutti gli altri, ma ora che so che stai bene posso stare tranquilla, posso posare la testa sul cuscino senza il timore delle tue azioni, stai bene, sei felice, e penso che ‘’lei’’ è proprio bella, è una buona scelta. Ora che tutto è tornato al suo posto tu puoi essere felice, alla mia felicità penserò più avanti, è la legge delle priorità che mi sono messa in testa, e vengono prima le persone a cui voglio bene, poi in fondo alla lista ci sono io, so che a te non sta bene, dici che dovrei pensare a me prima di ogni altra cosa, è vero, ma non ci riesco. Spero che per una volta io abbia insegnato qualcosa a te, di come si possa volere bene a qualcuno incondizionatamente.

 PS:Mi metto a studiare, promesso!

Magari potrai essere fiero di me.





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Scritto da alle 18:18

Non mi è possibile parlare come scrivo. No professoressa non ne sono capace.
Quando scrivo sono un miliardo di cose messe insieme, sono cento e sono una,
sono esplosione di pensieri. Mi libero da ogni parola mal pronunciata,
da ogni frase bisbigliata, da ogni esitazione di chi parla gridando,
quando scrivo sono esattamente ciò che vorrei essere.
Non si aspetti più niente da me di più di quel che sono senza penna.




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Scritto da alle 20:00

fan**lo a chi dice che bisogna vedersi per concretizzare i rapporti. Ma cosa significa la parola concretizzare? Mettere punti laddove non ci sono?  Guardarsi negli occhi e avere minore paura di essere imbrogliati? Andare al cinema e dire a tutti si, eravamo lì quel giorno, insieme? Concretizzare per fare l’amore? Concretizzare per smetterla di prendersi in giro? Sono tutte idiozie. I sentimenti non si concretizzano, o ci sono  o no, non possono esserci punti di partenza dai quali iniziare rapporti senza provare neanche un minimo di curiosità, non possono esserci parole vere se prima non ci si sente realmente veri e legati. Non può esserci cinema capace di legare due cuori che neanche si assomigliano. Tutto questo viene prima, tutto questo turbine d’emozioni viene molto prima del vedersi, dello stringersi le mani, del dirsi ciao per davvero, dell’addormentarsi nello stesso letto dopo aver fatto l’amore.

Concretizzare è una fo**uta eresia.





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Scritto da alle 19:25