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My Black Pervert Heart
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Sabato, 30 Agosto 2008
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Vorrei sprofondare nel Silenzio del Nulla. Non dovermi più alzare la mattina per sentire il vuoto e l'ipocrisia che mi circonda. Vorrei trovare una pace silenziosa, quasi sepolcrale, con qualche uccello che canta tra i rami di funerei cipressi, con la luna che osserva, prima di andare a dormire sul monte, illuminando le lapidi e me con esse.

 

                                                                           

                                                                                             

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Lunedì, 25 Agosto 2008
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Tamburellava ritmicamente le dita lunghe ed affusolate sul piano di legno chiaro e verniciato, seguendo un ritmo costante e snervante.

Nei suoi movimenti macchinosi intravedevo la noia e la rabbia repressa, da lei trasmessa come una cacofonìa indistinta di suoni accodati uno dopo l'altro, tam tam tam - e ad ogni nota più grave della canzone che deformava l'aria e faceva vibrare le interiora, le sue dita si accanivano con più forza sul materiale duro del bancone e trasmetteva la scossa ai sottili bicchieri di cristallo che stavano su di essa - e chiudeva gli occhi, come sovrappensiero, come in preda ad un orgasmo improvviso e quasi indesiderato.

Sembrava realmente trarre sfogo da quel gesto tanto inconsulto e abituale - il muto sfogo che si concedeva solo in rari momenti, lo si capiva dal sorriso sghembo e compiaciuto che contraeva leggermente il suo viso affilato e, solitamente, inespressivo.

Non alzava mai il il volto dalla sua posizione arcuata per darsi un'occhiata intorno - non da quando la conosco io.

Forse perchè quel locale lo conosceva troppo bene - dalle sedie in legno alte e sottili, ai camerieri impomatati che si aggiravano per la stanza, anche se, da quello che potevo intuire osservando i suoi movimenti convulsi (ma che ostentavano una logica e una coerenza indiscutibili), avrebbe desiderato trovarsi in tutt'altro posto.

Eppure era lì, seduta scompostamente, con le gambe incrociate e quell'espressione corrucciata intrisa di un appagato affanno, quasi amasse crogiolarsi in essa, gli occhi fissi sulle sue mani irrequiete - che, inconsciamente, trasmettevano ansia anche a me - a seguire il ritmo di una canzone ascoltata troppe volte. Ma che mai avrebbe rinunciato a riascoltare.

"Perchè mi porti sempre qui?" domandai sconcertato, sentendo la mia voce deformarsi a causa della musica - e alle mie orecchie stordite dal fracasso sembrò di cogliere una nota di disappunto che mai avrei colto in circostanze normali. Lei sembrò valutare attentamente la domanda, soppesare le conseguenze di una qualsiasi risposta e considerare tutto l'insieme, senza mai distogliere l'attenzione dai movimenti delle sue dita.

Il suo silenzio contemplativo fu attutito dai rumori di quel caotico - e vivo, vivo come non mai - locale. Il turbamento che aleggiava nell'aria ogni volta che rimuginava sulle mie parole - quel turbamento che riesce a confonderti i sensi e a trascinarti in uno sconforto senza fondo - ogni volta che mi rivolgevo a lei, era in qualche modo mutato in una statica attesa, come quando, senza troppe pretese, osservi una nuvola muoversi in cielo ed aggirare silenziosamente le altre - e non riesci mai ad identificarne la forma, ma continui a guardarla e ad aspettare qualcosa, qualsiasi cosa.

Alzò di scatto la testa e il suo sguardo illeggibile penetrò le mie iridi.

"Perchè no?" Fu il suo unico commento, sussurrato con una voce bassa, graffiata ed annoiata - annoiata dal mondo che la circondava, prima di tornare alla sua insolita attività, quasi pentita di aver distolto l'attezione per un così futile motivo - perchè ogni mia parola era aria calda che andava ad intorpidire i suoi nervi tesi.

Non si voltò più per il resto della serata, nemmeno quando i miei baci andarono a stuzzicare la sua pelle bollente, liscia e glabra, color avorio, complici di promesse inesprimibili - solo l'inizio di una notte invisibile da sotto le coperte bianche di un letto.

Non si voltò nemmeno quando mi trascinò fuori dal locale, a passo svelto, stringendomi la mano saldamente - e sentivo le intense scosse di piacere graffiarmi la schiena, come il brivido di un'avventura che tanto hai temuto, ma che ti trovi ad affrontare con profonda soddisfazione e, al tempo stesso, un cupo disagio. Allora io capivo sempre cosa bramava da me, cosa avrebbe voluto possedere senza porsi troppe domande, come era solito fare. E quel silenzio non mi spaventava, perchè non c'era nulla che potessi realmente aspettarmi, se non ciò che presagivo già - e che mai e poi mai gli avrei negato, una muta promessa che accompagnava i nostri passi ovattati nella notte laconica , qualcosa che nella mia mente era già stato plasmato, un dipinto dai tratti decisi e dai colori alienanti che stordisce la vista per infiniti attimi. Non c'entrava, ora, la forma delle nuvole.

Però io amavo la sua urgenza di me, brutale come una tempesta su un campo di papaveri, violenta come un pugno a mano serrata, ambiguo nel sottintendere ed esplicitare, semplicemente, ciò che gli riusciva tanto difficile chiedere da sè.

Amavo i suoi sguardi fugaci ed incomprensibili, due pozzi dal cui fondo sembra di udire un brusio sconnesso - e quasi sconfortante - che ti chiama, un abbraccio irto di spine, ma che non ti nega mai il delicato sentore di rose - misto a quello denso del sangue.

Amavo, più di tutto, più del bene e del male, più del piacere e del dolore, più di baci e carezze e schiaffi e silenzi, la sua pericolosa amoralità.

                                                                               

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Domenica, 24 Agosto 2008
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Grandi banchetti si tengono nella triste nicchia della vita. Come un barlume che rischiara la fetida oscurità, odo un sibilo che mi pugnala all'orecchio. Lunghe affusolate dita scorrono le membra stanche e intorpidite del languido essere, chiamato terrore. Nera pece avvolge l'attimo del cupo sorridere, dietro labbra ammantate di rosso splendore, bianche parole cercano il candore improbabile, scontato dolore.

                                                                            

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Sabato, 23 Agosto 2008
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E sorridevi.

Stonate parole defluivano dalla tua bocca incrinata in una smorfia triste, ma nonostante tutto sorridevi. Amaramente. Sommessamente.

Lo facevi per prendere posizione, per apparire fiera dei tui vissuti -a te stessa, ingenuamente - e non avvertirli come una sfida alla tua incolumità ed al tuo orgoglio. Più come abitudine o come gesto scaramantico. Come un rito.

Seduti su quel letto sfatto da voglie e gesti inconsulti-e da rabbia e da amore e da lussuria, a consumare il reciproco desiderio di parlare ed essere ascoltati (di ascoltare), vergognosamente nudi e privi di pudore, trascorrevamo le ore, le giornate. Non per noia, ma solo per sentirci appagati. Solo per soddisfare un desiderio urgente ed impellente che, altrimenti, ci avrebbe graffiato il cuore ed il cervello. Solo per confrontare i mali del mondo, per poterli vedere da una prospettiva ben lontana dalla vista e dall'udito, che non sorprendono più quanto l'ingenuità fanciullesca. Solo per constatare che non ci fosse limite al peggio e osservare i contorni della moralità farsi sempre più sfumati, fino a svanire.

Ma tu sorridevi. Amaramente. Sommessamente. Sorridevi. C'era qualcosa di immorale e distaccato in quel tendersi di muscoli facciali, qualcosa di meccanico e automatico.

"Perchè sorridi quando vorresti piangere?" La mia voce risuona smorzata e si perde nell'aria densa di fumo e silenzio, come se avesse interrotto un'atmosfera magica, un brivido di piacere che ti percorre la spina dorsale e muore sulla nuca, un urlo liberatorio che risuona crudo e bestiale e vibra nell'aria. Poi il silenzio. E rimane solo il dubbio di aver parlato veramente, di essere tu la causa di questo malsano silenzio che non avresti mai voluto sentire, nè creare.

Mi studiavi con sguardo colpevole. Forse. O forse solo indecifrabile.

Quei tuoi occhi scuri che seducono e sottindendono promesse immonde lunghe una notte rimasero immoti per lunghi, eterni attimi, scandendo il tempo che passava, regolare, monotono, tra un battito di palpebre e l'altro.

Non rispondi. Ti limiti a guardarmi, come se fossi estraniato dalla situazione, come se avessi allungato la mano a toccare il sole e le precarie ali che mi sorreggevano, tenute insieme da nodi di cera, si fossero disfatte.

E quella domanda pare sia diventata qualcosa di scandaloso ed impronunciabile, una bestemmia che mai e poi mai avresti dovuto pronunciare. Che mai e poi mai il mondo intero si sarebbe aspettata da te - e tu nemmeno.

Mentre abbassavi la testa, scuotendola, vidi le tue labbra piegarsi in qualcosa di simile ad un sorriso - Per ripicca? Per snervante abitudine? - ma molto più grottesco, quasi spaventoso.

Un silenzioso richiamo a spiriti molestatori, un sorriso che poteva spalancare le porte dell'Inferno e dischiuderne bestie feroci e anime dannate, ma anche un'immenso, avvolgente calore.

"Il tuo sorriso è una maledizione," sussurrai impotente davanti alle mie parole, che io stesso stentavo a giudicare veritiere.

Poi, finalmente, la tua bocca si aprì e lasciò trapelare qualche parola - lenta, pensata e ripensata, calcolata e soppesata: "Strano - mormorasti - il mio sorriso fa impazzire tutti".

                                                                                                                                      

Postato alle 19:52 - Link al post - Link - commenti (2)

Venerdì, 22 Agosto 2008
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Il cuore duole, ma chiudo gli occhi e resisto. Sento il freddo avvicinarsi, ma mi chiudo dentro me e faccio finta che non esista.
Nel mio intimo nessuno mai mi potrà far del male... Tra il calore della mia auto commiserazione e il mio sussurrante ego, tutto sembra andar bene.
Mi domando perché non si possa vivere felicemente nell'ignoranza di un'illusione.
E mentre cerco di abbandonare i miei pensieri mi faccio dondolare dal vuoto e abbracciare dalla morte.
                                                                                                                           

                                                                                                                           

Postato alle 17:40 - Link al post - Link - commenti (1)

Giovedì, 21 Agosto 2008
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Mentre i pensieri mi fan compagnia un esile filo di fumo cattura l'anima mia. Un filo sottile e sinuoso che emana un profumo fiorito. Un filo di seta prezioso d'un grigio perlato o sbiadito. Lo seguo con gli occhi tentando di scioglier l'intreccio fumoso che fluttua a disperdersi alto nei cerchi d'un gioco tortuoso. E mentre m'incanto a quel gioco il ritmo del cuore s'attenua... S'acquieta il respiro e il pensiero sta appresso a quel fumo leggero...

 

Postato alle 15:09 - Link al post - Link - commenti

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In un mare di rumore l'angoscia di questo vivere, sopporta ogni sentimento. Nel vivere un mio sogno ho dimenticato l'orizzonte della mia ragione. Nel vivere un mio sogno ho dimenticato l'orizzonte della mia ragione. Cammino piano per non cadere fra le braccia delle mie paure. Le parole che nell'ombra si nascondono, sono vive ma timide di vita. Vorrei volare, volare in questo cielo, così grande nel mio piccolo guardare. Oggi ricordo quante parole ho lasciato lungo la mia strada. Ho vissuto ogni momento, e così sarà fino alla fine. Rivoglio la mia pioggia, il mio tramonto. Pretendo la mia città. Chiedo che mi sia reso tutto quello che scivolato via è passato senza sguardo alcuno. Pretendo il mio tempo, la mia forza persa in quei dolori che ora sono di ieri. Voglio amare, vivere e morire.

Eccola la pioggia, amica di questo mio pensare. Sono felice, felice di essere triste, triste di essere felice. Sono vivo, questo è l'inizio di questa nuova pazzia. Quale memoria ricorderà? Quale cielo racconterà? Domani è un giorno antico, ma una nuova sfida attende questo sordo mio sentire.

Ecco, ora piove.

                                                                       

                                                                                                                               

 

                                                                                                       

Postato alle 00:37 - Link al post - Link - commenti (1)

Martedì, 19 Agosto 2008
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L'orologio ci illude che con i suoi minuti tutto passi. Ma ciò che successe è ancor oggi una pagina indelebile della mia storia. Rabbia e dolore alimentano il cuore. Il vuoto che hai lasciato è senza limite. Negli attimi della quotidianetà la tua presenza mancherà. Dagli occhi una lacrima salata e amara cade segnando quel viso un tempo sereno.

                                                                                                   

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Lunedì, 18 Agosto 2008
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Lo scarto buttato in un angolo, giace, infermo, e piange. Dagli occhi colano grandi lacrime di tristezza, delusione, sconforto, dolore ed anche un po' d'odio intestino. Il cuore, così, ritorna puro, ma solo fino al prossimo pianto.

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Domenica, 17 Agosto 2008
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Addolorata ti senti, Anima mia e precipiti nel vuoto, distanti se ne sono andate le tue illusioni d'amore.
Vaghi nel tuo silenzio, e le foschie dell'autunno offuscano il tuo sguardo.
Tutto andrà bene...
Un giorno, Anima mia non ci saranno più lacrime che deturpino la tua bellezza.
S'impara a vivere... senza amore.
Silenzio!
Benedetto silenzio!
Quanto male hai fatto!

                  

                                                                                                 

Postato alle 21:58 - Link al post - Link - commenti (5)



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