il Giovedì, 04 Settembre 2008
Ora 16:53
Prigionieri del Silenzio”
L’Associazione “Prigionieri del Silenzio” costituita a Bologna nel mese di febbraio del 2008 e in attesa di iscrizione al registro delle O.N.L.U.S, nasce dalle storie di Katia Anedda ed Erika Righi, personalmente coinvolte nel caso di Carlo Parlanti e Simone Righi. Carlo Parlanti: project manager informatico, arrestato il 5 luglio 2004 in Germania e da qui estradato negli Stati Uniti nel 2005. Attualmente è detenuto nella prigione di Avenal CA, con l’accusa di sequestro di persona, violenza sessuale e domestica nei confronti della sua ex convivente Rebecca McKay White. Parlanti affronta un processo di primo grado nel dicembre 2005 che lo condanna, nonostante la mancanza di elementi accusatori credibili, l’inattendibilità della presunta vittima e la presentazione al dibattito di evidenti prove della sua innocenza, (foto false, diari falsi etc.) a 9 anni di reclusione. Parlanti e’ affetto da una grave forma di sciatalgia, di piorrea e asma nel corso del suo stato detentivo ha contratto l’epatite C e gli è stato diagnosticato un sospetto cancro al polmone per il quale non è ancora stato sottoposto ai necessari accertamenti. Simone Righi: arrestato il 7 ottobre 2007 a Cadiz Spagna, a seguito di una manifestazione organizzata da un’associazione animalista della zona, per chiedere la chiusura anticipata del canile nel quale sono stati uccisi i suoi 3 cani, durante il quale è stato fermato e brutalmente picchiato dalla Guardia Civil sulla base di una dichiarazione della guardia del corpo del sindaco “ho pensato che il Righi stesse pensando di attentare al sindaco!”. Simone è accusato di attentato alle autorità, resistenza a pubblico ufficiale, disordine pubblico rischia 6 anni di carcere, attualmente è stato liberato su cauzione; non può lasciare la Spagna fino alla data del processo. Come Carlo e Simone altri italiani sono attualmente detenuti all’estero: tra di essi Angelo Falcone e Simone Nobili detenuti in India con l’accusa di narcotraffico, i quali rischiano 35 anni di reclusione ed Angelo C. arrestato in Spagna e liberato nel gennaio 2008. Gli italiani detenuti nelle carceri straniere sono attualmente circa 3000. Prigionieri del Silenzio è attualmente l’unica associazione non a scopo di lucro dedicata al tema dei detenuti italiani all’estero e soprattutto ai loro famigliari, che come Katia Anedda ed Erika Righi, si trovano ad affrontare grandi difficoltà legali, finanziarie e morali di fronte ad un stato sociale di completa disinformazione e difficile esposizione. L’Associazione si propone come da statuto di: a) Perseguire finalità di utilità sociale promuovendo attività che abbiano natura solidaristica ed aggregativa per il consolidamento della pacifica convivenza, e in particolare per la difesa dei diritti civili dei cittadini italiani detenuti nelle carceri di paesi esteri; b) Creare un movimento di opinione pubblica in favore dei detenuti italiani all’estero; c) Promuovere ed attuare iniziative economico-sociali per sostenere le famiglie dei detenuti nell’affrontare spese legali e giudiziali per il perseguimento degli scopi associativi; d) Sostenere moralmente ed assistere economicamente, le famiglie, nel reinserimento della vita sociale dei detenuti al termine dello sconto della pena; e) Collaborare con altri enti ed associazioni per la tutela dei diritti umani, o altre entità con similare scopo; f) Organizzare e svolgere azioni dimostrative dirette e non violente in relazione ai problemi attinenti e compatibili agli scopi associativi; g) Identificare, ricercare e verificare problemi attinenti agli scopi associativi, sollecitare ed accrescere la pubblica attenzione ed informazione su tali problemi attraverso i mass media e programmi educativi, sviluppare e dare esecuzione a programmi di attività allo scopo di raggiungere tali obiettivi; h) Impegnarsi direttamente, promuovere, sviluppare, organizzare ricerche, conferenze, seminari, eventi culturali e di istruzione professionale, erogare contributi sempre per perseguire gli scopi associativi; i) Svolgere tutte quelle attività e tutte quelle operazioni che siano necessarie o accessorie per il conseguimento delle finalità dell’associazione, compresa l’edizione e la diffusione di pubblicazioni, materiale pubblicitario, la raccolta e l’accettazione di contributi e donazioni, l’acquisto, l’uso e la disponibilità di beni mobili ed immobili, il contrarre prestiti e l’ottenimento di finanziamenti; j) Svolgere qualunque attività che sia direttamente connessa con gli scopi associativi. L’associazione ha preso vita grazie anche al prezioso contributo di altre 5 donne, Cervelli Valentina in qualità di Segretario, Bonetti Erika, Fedra Righi, Minniti Mariarosaria, Marino Maria in qualità di soci del consiglio direttivo, disposte ad apportare il loro contributo attivo in questo progetto. OBIETTIVI PRIMARI: 1. Le difficoltà maggiori che le famiglie si trovano ad affrontare sono di carattere economico in quanto i costi delle procedure legali sono insostenibili, motivo per cui l’associazione si impegnerà a reperire fondi che verranno impiegati per supportare tali spese; ogni caso verrà valutato in base alle circostanze e in base alle urgenza d’intervento. L’associazione non si vuole sostituire alla giustizia entrando nel merito della fase processuale ma provvederà, in base alle possibilità, a sostenere la famiglia del detenuto anche per le spese di carattere generico. 2. Prigionieri del silenzio, si propone altresì di creare un sito internet che avrà lo scopo di supportare le famiglie nell’intermediazione e nella comunicazione con Ambasciate, Comites ed enti in grado di supportare il colloquio con i governi esteri, oltre che risolvere problemi linguistici e di carattere burocratico. Il “sito” avrà lo scopo di fornire informazione riguardo usi e costumi e leggi di altri paesi proponendosi come punto di riferimento per gli italiani che lasciano il nostro Paese per lavoro o turismo. 3. L’associazione si proporrà inoltre di reperire fondi per avviare progetti di studio inerente lo scopo associativo cercando la collaborazione di Università e altre associazioni che possano collaborare per raggiungere tale obbiettivo. Auspicando che il futuro della Associazione “Prigionieri del Silenzio” sia sempre più laborioso e che si possano raggiungere validi obiettivi chiediamo che la S.V. possa affiancarci con le proprie competenze, sostenendoci e partecipando alle nostre attività. Scriveteci a Info@prigionieridelsilenzio.it |
da NATY
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