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L'AvVeLeNaTa
 
Mercoledì, 18 Novembre 2009
Già bersaglio di grandi polemiche qualche anno fa, torna a far “scandalo” il Crocifisso nelle aule e torna alla ribalta un simbolo di cui ora tutti si fanno paladini, ma di cui forse ci si ricorda si e no una volta l’anno. Riempie pagine di giornali la notizia e approda anche nei social network, dove si formano gruppi di pro e contro.
A far scoppiare lo scandalo qualche anno fa, se non erro, fu una donna musulmana che aveva strappato via dalla parete dell’aula del figlio il Crocifisso in legno, questa volta la Corte di Strasburgo ha accolto il ricorso di una cittadina finlandese che vive in Italia secondo la quale il crocifisso andrebbe rimosso dalle scuole perché è un simbolo specifico di una religione e quindi non protegge i bambini e le loro famiglie dal diritto di scelta della religione da praticare e non salvaguarda la laicità dell’istituzione scolastica.
Il governo italiano annuncia il ricorso, il Vaticano si ritiene indignato ed è scontro tra laici e cattolici.
Io mi chiedo: che importanza ha una tale situazione nell’agenda del nostro governo? Ha davvero la priorità questo dilemma rispetto ai tanti problemi che affliggono l’Italia e l’Europa intera?
La presenza del simbolo religioso nelle scuole è impensabile in paesi come Gran Bretagna o Stati Uniti, dove c’è una chiara e netta separazione tra stato e Chiesa. A causa dell’influenza del Vaticano il cattolicesimo ha ancora un posto importante nella scuola pubblica italiana, ma c’è da sottolineare come ormai molte classi siano “multirazziali” e come l’aumento degli immigrati, spesso provenienti da paesi musulmani ha cambiato il tessuto religioso del paese.
C’è chi difende il Crocifisso non come simbolo religioso, quanto come simbolo culturale… e mi ricorda tutta quella montatura sulla Costituzione europea e quelle radici cristiane da ricordare o meno.
E la mia domanda ritorna ad essere: perché in Italia dobbiamo preoccuparci di queste cose, anziché di altri interventi necessari che dovrebbero essere nell’agenda politica? Tipo una vera ed efficace riforma del sistema giudiziario, per dirne una.
La verità la sappiamo tutti, la Chiesa in Italia ancora spadroneggia. Non paga l’ICI , impone una legge sulla procreazione assistita che costringe migliaia di coppie che non riescono ad avere figli ad andare all’estero per praticare l’inseminazione artificiale, vieta a coppie gay che convivono da anni il minimo riconoscimento di fronte alla legge, chiede a farmacisti e medici di strutture ospedaliere pubbliche di attuare l’obiezione di coscienza nel praticare aborti o anche solo vendere la pillola, vieta che si possano fare campagne di prevenzione per la diffusione dell’AIDS, nominando l’unico strumento di prevenzione ad oggi conosciuto, che è il preservativo.
Allora forse lo scandalo del Crocifisso andrebbe ricondotto a un ruolo e un rapporto con la Chiesa che andrebbe rivisto e forse ridimensionato.
L’esposizione di questo simbolo risale al 1929; era fascista. Il concordato con la chiesa cattolica sancì che la religione cattolica era religione di stato. Ora la Costituzione ha sì incluso il concordato, ma ha anche scritto l’immenso articolo 3, che impone la non discriminazione per ragioni religiose. Inoltre la revisione del concordato del 1984 ha deciso che la religione cattolica non è più religione di stato. E sappiamo che i cattolici praticanti in Italia sono largamente una minoranza. L’Italia deve smetterla di credere di essere un paese monoculturale. Chiaramente è difficile accettare che uno spazio pubblico ospiti solamente un segno relativo ad una cultura tra tante. Non possiamo restare in democrazia e poi accogliere i privilegi di una religione sulle altre.
Non sono atea, sono semplicemente una di quei tanti italiani e cattolici che si ricorda della propria fede o meglio di essere stata battezzata e d’aver ricevuto certi insegnamenti, che si ricorda di pregare solo nei momenti bui della sua esistenza e che voltato l’angolo della crisi si dimentica di andare in Chiesa la domenica, si dimentica di recitare una preghiera prima di andare a letto, di farsi un segno della croce ogni tanto, riprende a dire parolacce ecc.
Sono una grande sostenitrice della multi etnicità, del rispetto di ogni cultura, della laicità dello stato e della scuola, sono pro la fecondazione assistita o l’inseminazione artificiale, sono pro le unioni di fatto tra gay, sono contro l’aborto, ma penso che ognuno sia libero e responsabile delle proprie azioni, so che l’AIDS continua ad essere uno dei grandi mali del nostro secolo, specie in paesi come l’Africa dove si deve incoraggiare l’uso del preservativo, non scoraggiarlo e non sono così bigotta o falsa moralista da credere e sostenere che tutti i cattolici non hanno rapporti sessuali prima del matrimonio o comunque con la sola finalità di procreare.
Ma più di ogni altra cosa sono stanca di questa continua e irragionevole intromissione della Chiesa  nella politica e di quel voler insistere che chiunque venga nel nostro paese debba adeguarsi alla nostra cultura. Prima di tutto ci sarebbe tanto da ridire su questa cultura così “forte” e seconda cosa: quante di quelle donne che affermano ciò sarebbero pronte a mettersi il velo o un burqa per andare in un paese musulmano?

 

postato da: L'AvVeLeNaTa alle ore 19:59 | Permalink | Link - commenti (4)

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Sabato, 14 Novembre 2009

Dopo la porcata del Lodo Alfano ecco che ci riprovano con un’altra porcata: la legge sul processo breve. Composto da tre articoli, prevede tra l'altro che la prescrizione scatti dopo due anni dalla richiesta di rinvio a giudizio del pubblico ministero per i processi in corso in primo grado e per reati «inferiori nel massimo ai dieci anni di reclusione». Nell'articolo 1 si fissano le modalità per la durata «ragionevole» dei processi, oltre la quale, se il ddl diventasse legge, il processo verrà estinto. «Non sono considerati irragionevoli - si legge nel testo - i periodi che non eccedono la durata di due anni per il primo grado, di due anni per il grado di appello e di ulteriori due anni per il giudizio di legittimità, nonché di un altro anno in ogni caso di giudizio di rinvio. Il giudice, in applicazione dei parametri di cui al comma 2, può aumentare fino alla metà i termini di cui al presente comma». Se vengono superati i limiti di ragionevole durata, il processo è estinto (articolo 2), «nei processi per i quali la pena edittale determinata ai sensi dell'art. 157 del codice penale è inferiore nel massimo ai dieci anni di reclusione». L'articolo 3 contiene «disposizioni relative all'entrata in vigore della legge e all'applicazione delle norme sull'estinzione processuale». Le disposizioni sul processo non si applicano nei processi in cui «l'imputato ha già riportato una precedente condanna a pena detentiva per delitto, anche se è intervenuta la riabilitazione, o è stato dichiarato delinquente o contravventore abituale o professionale». Non si applicano anche per i reati legati all'immigrazione (come chiesto dalla Lega), agli incidenti sul lavoro, alla mafia e al terrorismo. Ecco l'elenco completo dei reati esclusi: associazione per delinquere, incendio, pornografia minorile, sequestro di persona, atti persecutori, circonvenzione di persone incapaci, violazione delle norme relative alla prevenzione degli infortuni e all'igiene sul lavoro e delle norme in materia di circolazione stradale, reati previsti nel testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell'immigrazione e norme sulla condizione dello straniero, traffico illecito di rifiuti.

 E’ UN REATO GRAVE L’IMMIGRAZIONE CLANDESTINA QUANTO I REATI DI MAFIA E DI TERRORRISMO… INSOMMA DI QUESTA LEGGE NE BENEFICERA’ CHI COMMETTE REATI COME L’EVASIONE FISCALE, COME I PEDOFILI MA NON UN EXTRACOMUNITARIO CHE MAGARI LAVORAVA, A NERO MA LAVORAVA, PER SCAPPARE DALLA SUA TERRA IN CUI NON HA FUTURO NE’ DA VIVERE.

Ancora una volta in Italia viene presentata una legge ad personam, ancora una volta si tenta di privilegiare i potenti, invece di fare una legge che serva davvero a velocizzare i processi, così come era stato richiesto dall’Unione Europea che si è scagliata contro il nostro sistema giudiziario per le procedure lente e invitandoci a delle riforme necessarie per abbreviare la durata dei procedimenti civili e penali. Sarà un caso che questa legge viene proposta dopo la bocciatura del Lodo Alfano da parte della Corte Costituzionale? A me sembra un altro disperato tentativo di sottrarsi alla legge e a “qualche” processo, ma se si è innocenti perché si ha così tanta paura di andare in tribunale? Meditate gente, meditate. Qualcuno, in un altro paese, sarebbe già andato a casa. E se le mie parole non bastano, ecco chi riesce ad esprimerle sempre al meglio:

“SIGNOR Presidente del Consiglio, io non rappresento altro che me stesso, la mia parola, il mio mestiere di scrittore. Sono un cittadino. Le chiedo: ritiri la legge sul "processo breve" e lo faccia in nome della salvaguardia del diritto. Il rischio è che il diritto in Italia possa distruggersi, diventando uno strumento solo per i potenti, a partire da lei. Con il "processo breve" saranno prescritti di fatto reati gravissimi e in particolare quelli dei colletti bianchi. Il sogno di una giustizia veloce è condiviso da tutti. Ma l'unico modo per accorciare i tempi è mettere i giudici, i consulenti, i tribunali nelle condizioni di velocizzare tutto. Non fermare i processi e cancellare così anche la speranza di chi da anni attende giustizia. Ritiri la legge sul processo breve. Non è una questione di destra o sinistra. Non è una questione politica. Non è una questione ideologica. E' una questione di diritto. Non permetta che questa legge definisca una volta per sempre privilegio il diritto in Italia, non permetta che i processi diventino una macchina vuota dove si afferma il potere mentre chi non ha altro che il diritto per difendersi non avrà più speranze di giustizia.

ROBERTO SAVIANO”

Firmate l’appello

http://temi.repubblica.it/repubblica-appello/?action=vediappello&idappello=391117

postato da: L'AvVeLeNaTa alle ore 13:03 | Permalink | Link - commenti (5)

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