A far scoppiare lo scandalo qualche anno fa, se non erro, fu una donna musulmana che aveva strappato via dalla parete dell’aula del figlio il Crocifisso in legno, questa volta la Corte di Strasburgo ha accolto il ricorso di una cittadina finlandese che vive in Italia secondo la quale il crocifisso andrebbe rimosso dalle scuole perché è un simbolo specifico di una religione e quindi non protegge i bambini e le loro famiglie dal diritto di scelta della religione da praticare e non salvaguarda la laicità dell’istituzione scolastica.
Il governo italiano annuncia il ricorso, il Vaticano si ritiene indignato ed è scontro tra laici e cattolici.
Io mi chiedo: che importanza ha una tale situazione nell’agenda del nostro governo? Ha davvero la priorità questo dilemma rispetto ai tanti problemi che affliggono l’Italia e l’Europa intera?
La presenza del simbolo religioso nelle scuole è impensabile in paesi come Gran Bretagna o Stati Uniti, dove c’è una chiara e netta separazione tra stato e Chiesa. A causa dell’influenza del Vaticano il cattolicesimo ha ancora un posto importante nella scuola pubblica italiana, ma c’è da sottolineare come ormai molte classi siano “multirazziali” e come l’aumento degli immigrati, spesso provenienti da paesi musulmani ha cambiato il tessuto religioso del paese.
C’è chi difende il Crocifisso non come simbolo religioso, quanto come simbolo culturale… e mi ricorda tutta quella montatura sulla Costituzione europea e quelle radici cristiane da ricordare o meno.
E la mia domanda ritorna ad essere: perché in Italia dobbiamo preoccuparci di queste cose, anziché di altri interventi necessari che dovrebbero essere nell’agenda politica? Tipo una vera ed efficace riforma del sistema giudiziario, per dirne una.
La verità la sappiamo tutti, la Chiesa in Italia ancora spadroneggia. Non paga l’ICI , impone una legge sulla procreazione assistita che costringe migliaia di coppie che non riescono ad avere figli ad andare all’estero per praticare l’inseminazione artificiale, vieta a coppie gay che convivono da anni il minimo riconoscimento di fronte alla legge, chiede a farmacisti e medici di strutture ospedaliere pubbliche di attuare l’obiezione di coscienza nel praticare aborti o anche solo vendere la pillola, vieta che si possano fare campagne di prevenzione per la diffusione dell’AIDS, nominando l’unico strumento di prevenzione ad oggi conosciuto, che è il preservativo.
Allora forse lo scandalo del Crocifisso andrebbe ricondotto a un ruolo e un rapporto con la Chiesa che andrebbe rivisto e forse ridimensionato.
L’esposizione di questo simbolo risale al 1929; era fascista. Il concordato con la chiesa cattolica sancì che la religione cattolica era religione di stato. Ora la Costituzione ha sì incluso il concordato, ma ha anche scritto l’immenso articolo 3, che impone la non discriminazione per ragioni religiose. Inoltre la revisione del concordato del 1984 ha deciso che la religione cattolica non è più religione di stato. E sappiamo che i cattolici praticanti in Italia sono largamente una minoranza. L’Italia deve smetterla di credere di essere un paese monoculturale. Chiaramente è difficile accettare che uno spazio pubblico ospiti solamente un segno relativo ad una cultura tra tante. Non possiamo restare in democrazia e poi accogliere i privilegi di una religione sulle altre.
Non sono atea, sono semplicemente una di quei tanti italiani e cattolici che si ricorda della propria fede o meglio di essere stata battezzata e d’aver ricevuto certi insegnamenti, che si ricorda di pregare solo nei momenti bui della sua esistenza e che voltato l’angolo della crisi si dimentica di andare in Chiesa la domenica, si dimentica di recitare una preghiera prima di andare a letto, di farsi un segno della croce ogni tanto, riprende a dire parolacce ecc.
Sono una grande sostenitrice della multi etnicità, del rispetto di ogni cultura, della laicità dello stato e della scuola, sono pro la fecondazione assistita o l’inseminazione artificiale, sono pro le unioni di fatto tra gay, sono contro l’aborto, ma penso che ognuno sia libero e responsabile delle proprie azioni, so che l’AIDS continua ad essere uno dei grandi mali del nostro secolo, specie in paesi come l’Africa dove si deve incoraggiare l’uso del preservativo, non scoraggiarlo e non sono così bigotta o falsa moralista da credere e sostenere che tutti i cattolici non hanno rapporti sessuali prima del matrimonio o comunque con la sola finalità di procreare.
Ma più di ogni altra cosa sono stanca di questa continua e irragionevole intromissione della Chiesa nella politica e di quel voler insistere che chiunque venga nel nostro paese debba adeguarsi alla nostra cultura. Prima di tutto ci sarebbe tanto da ridire su questa cultura così “forte” e seconda cosa: quante di quelle donne che affermano ciò sarebbero pronte a mettersi il velo o un burqa per andare in un paese musulmano?
