Web Irish Pub - iscriviti e crea il tuo blog ;)
L'AvVeLeNaTa
 
Mercoledì, 18 Novembre 2009
Già bersaglio di grandi polemiche qualche anno fa, torna a far “scandalo” il Crocifisso nelle aule e torna alla ribalta un simbolo di cui ora tutti si fanno paladini, ma di cui forse ci si ricorda si e no una volta l’anno. Riempie pagine di giornali la notizia e approda anche nei social network, dove si formano gruppi di pro e contro.
A far scoppiare lo scandalo qualche anno fa, se non erro, fu una donna musulmana che aveva strappato via dalla parete dell’aula del figlio il Crocifisso in legno, questa volta la Corte di Strasburgo ha accolto il ricorso di una cittadina finlandese che vive in Italia secondo la quale il crocifisso andrebbe rimosso dalle scuole perché è un simbolo specifico di una religione e quindi non protegge i bambini e le loro famiglie dal diritto di scelta della religione da praticare e non salvaguarda la laicità dell’istituzione scolastica.
Il governo italiano annuncia il ricorso, il Vaticano si ritiene indignato ed è scontro tra laici e cattolici.
Io mi chiedo: che importanza ha una tale situazione nell’agenda del nostro governo? Ha davvero la priorità questo dilemma rispetto ai tanti problemi che affliggono l’Italia e l’Europa intera?
La presenza del simbolo religioso nelle scuole è impensabile in paesi come Gran Bretagna o Stati Uniti, dove c’è una chiara e netta separazione tra stato e Chiesa. A causa dell’influenza del Vaticano il cattolicesimo ha ancora un posto importante nella scuola pubblica italiana, ma c’è da sottolineare come ormai molte classi siano “multirazziali” e come l’aumento degli immigrati, spesso provenienti da paesi musulmani ha cambiato il tessuto religioso del paese.
C’è chi difende il Crocifisso non come simbolo religioso, quanto come simbolo culturale… e mi ricorda tutta quella montatura sulla Costituzione europea e quelle radici cristiane da ricordare o meno.
E la mia domanda ritorna ad essere: perché in Italia dobbiamo preoccuparci di queste cose, anziché di altri interventi necessari che dovrebbero essere nell’agenda politica? Tipo una vera ed efficace riforma del sistema giudiziario, per dirne una.
La verità la sappiamo tutti, la Chiesa in Italia ancora spadroneggia. Non paga l’ICI , impone una legge sulla procreazione assistita che costringe migliaia di coppie che non riescono ad avere figli ad andare all’estero per praticare l’inseminazione artificiale, vieta a coppie gay che convivono da anni il minimo riconoscimento di fronte alla legge, chiede a farmacisti e medici di strutture ospedaliere pubbliche di attuare l’obiezione di coscienza nel praticare aborti o anche solo vendere la pillola, vieta che si possano fare campagne di prevenzione per la diffusione dell’AIDS, nominando l’unico strumento di prevenzione ad oggi conosciuto, che è il preservativo.
Allora forse lo scandalo del Crocifisso andrebbe ricondotto a un ruolo e un rapporto con la Chiesa che andrebbe rivisto e forse ridimensionato.
L’esposizione di questo simbolo risale al 1929; era fascista. Il concordato con la chiesa cattolica sancì che la religione cattolica era religione di stato. Ora la Costituzione ha sì incluso il concordato, ma ha anche scritto l’immenso articolo 3, che impone la non discriminazione per ragioni religiose. Inoltre la revisione del concordato del 1984 ha deciso che la religione cattolica non è più religione di stato. E sappiamo che i cattolici praticanti in Italia sono largamente una minoranza. L’Italia deve smetterla di credere di essere un paese monoculturale. Chiaramente è difficile accettare che uno spazio pubblico ospiti solamente un segno relativo ad una cultura tra tante. Non possiamo restare in democrazia e poi accogliere i privilegi di una religione sulle altre.
Non sono atea, sono semplicemente una di quei tanti italiani e cattolici che si ricorda della propria fede o meglio di essere stata battezzata e d’aver ricevuto certi insegnamenti, che si ricorda di pregare solo nei momenti bui della sua esistenza e che voltato l’angolo della crisi si dimentica di andare in Chiesa la domenica, si dimentica di recitare una preghiera prima di andare a letto, di farsi un segno della croce ogni tanto, riprende a dire parolacce ecc.
Sono una grande sostenitrice della multi etnicità, del rispetto di ogni cultura, della laicità dello stato e della scuola, sono pro la fecondazione assistita o l’inseminazione artificiale, sono pro le unioni di fatto tra gay, sono contro l’aborto, ma penso che ognuno sia libero e responsabile delle proprie azioni, so che l’AIDS continua ad essere uno dei grandi mali del nostro secolo, specie in paesi come l’Africa dove si deve incoraggiare l’uso del preservativo, non scoraggiarlo e non sono così bigotta o falsa moralista da credere e sostenere che tutti i cattolici non hanno rapporti sessuali prima del matrimonio o comunque con la sola finalità di procreare.
Ma più di ogni altra cosa sono stanca di questa continua e irragionevole intromissione della Chiesa  nella politica e di quel voler insistere che chiunque venga nel nostro paese debba adeguarsi alla nostra cultura. Prima di tutto ci sarebbe tanto da ridire su questa cultura così “forte” e seconda cosa: quante di quelle donne che affermano ciò sarebbero pronte a mettersi il velo o un burqa per andare in un paese musulmano?

 

postato da: L'AvVeLeNaTa alle ore 19:59 | Permalink | Link - commenti (4)

categoria:
Sabato, 14 Novembre 2009

Dopo la porcata del Lodo Alfano ecco che ci riprovano con un’altra porcata: la legge sul processo breve. Composto da tre articoli, prevede tra l'altro che la prescrizione scatti dopo due anni dalla richiesta di rinvio a giudizio del pubblico ministero per i processi in corso in primo grado e per reati «inferiori nel massimo ai dieci anni di reclusione». Nell'articolo 1 si fissano le modalità per la durata «ragionevole» dei processi, oltre la quale, se il ddl diventasse legge, il processo verrà estinto. «Non sono considerati irragionevoli - si legge nel testo - i periodi che non eccedono la durata di due anni per il primo grado, di due anni per il grado di appello e di ulteriori due anni per il giudizio di legittimità, nonché di un altro anno in ogni caso di giudizio di rinvio. Il giudice, in applicazione dei parametri di cui al comma 2, può aumentare fino alla metà i termini di cui al presente comma». Se vengono superati i limiti di ragionevole durata, il processo è estinto (articolo 2), «nei processi per i quali la pena edittale determinata ai sensi dell'art. 157 del codice penale è inferiore nel massimo ai dieci anni di reclusione». L'articolo 3 contiene «disposizioni relative all'entrata in vigore della legge e all'applicazione delle norme sull'estinzione processuale». Le disposizioni sul processo non si applicano nei processi in cui «l'imputato ha già riportato una precedente condanna a pena detentiva per delitto, anche se è intervenuta la riabilitazione, o è stato dichiarato delinquente o contravventore abituale o professionale». Non si applicano anche per i reati legati all'immigrazione (come chiesto dalla Lega), agli incidenti sul lavoro, alla mafia e al terrorismo. Ecco l'elenco completo dei reati esclusi: associazione per delinquere, incendio, pornografia minorile, sequestro di persona, atti persecutori, circonvenzione di persone incapaci, violazione delle norme relative alla prevenzione degli infortuni e all'igiene sul lavoro e delle norme in materia di circolazione stradale, reati previsti nel testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell'immigrazione e norme sulla condizione dello straniero, traffico illecito di rifiuti.

 E’ UN REATO GRAVE L’IMMIGRAZIONE CLANDESTINA QUANTO I REATI DI MAFIA E DI TERRORRISMO… INSOMMA DI QUESTA LEGGE NE BENEFICERA’ CHI COMMETTE REATI COME L’EVASIONE FISCALE, COME I PEDOFILI MA NON UN EXTRACOMUNITARIO CHE MAGARI LAVORAVA, A NERO MA LAVORAVA, PER SCAPPARE DALLA SUA TERRA IN CUI NON HA FUTURO NE’ DA VIVERE.

Ancora una volta in Italia viene presentata una legge ad personam, ancora una volta si tenta di privilegiare i potenti, invece di fare una legge che serva davvero a velocizzare i processi, così come era stato richiesto dall’Unione Europea che si è scagliata contro il nostro sistema giudiziario per le procedure lente e invitandoci a delle riforme necessarie per abbreviare la durata dei procedimenti civili e penali. Sarà un caso che questa legge viene proposta dopo la bocciatura del Lodo Alfano da parte della Corte Costituzionale? A me sembra un altro disperato tentativo di sottrarsi alla legge e a “qualche” processo, ma se si è innocenti perché si ha così tanta paura di andare in tribunale? Meditate gente, meditate. Qualcuno, in un altro paese, sarebbe già andato a casa. E se le mie parole non bastano, ecco chi riesce ad esprimerle sempre al meglio:

“SIGNOR Presidente del Consiglio, io non rappresento altro che me stesso, la mia parola, il mio mestiere di scrittore. Sono un cittadino. Le chiedo: ritiri la legge sul "processo breve" e lo faccia in nome della salvaguardia del diritto. Il rischio è che il diritto in Italia possa distruggersi, diventando uno strumento solo per i potenti, a partire da lei. Con il "processo breve" saranno prescritti di fatto reati gravissimi e in particolare quelli dei colletti bianchi. Il sogno di una giustizia veloce è condiviso da tutti. Ma l'unico modo per accorciare i tempi è mettere i giudici, i consulenti, i tribunali nelle condizioni di velocizzare tutto. Non fermare i processi e cancellare così anche la speranza di chi da anni attende giustizia. Ritiri la legge sul processo breve. Non è una questione di destra o sinistra. Non è una questione politica. Non è una questione ideologica. E' una questione di diritto. Non permetta che questa legge definisca una volta per sempre privilegio il diritto in Italia, non permetta che i processi diventino una macchina vuota dove si afferma il potere mentre chi non ha altro che il diritto per difendersi non avrà più speranze di giustizia.

ROBERTO SAVIANO”

Firmate l’appello

http://temi.repubblica.it/repubblica-appello/?action=vediappello&idappello=391117

postato da: L'AvVeLeNaTa alle ore 13:03 | Permalink | Link - commenti (5)

categoria:
Sabato, 17 Ottobre 2009
Io, la mia scorta e il senso di solitudine"

di Roberto Saviano



"LO VEDI, stanno iniziando ad abbandonarci. Lo sapevo". Così il mio caposcorta mi ha salutato ieri mattina. Il dolore per la protezione che cercano di farmi pesare, di farci pesare, era inevitabile. La sensazione di solitudine dei sette uomini che da tre anni mi proteggono mi ha commosso. Dopo le dichiarazioni del capo della mobile di Napoli che gettano discredito sul loro sacrificio, che mettono in dubbio le indagini della Dda di Napoli e dei Carabinieri, la sensazione che nella lotta ai clan si sia prodotta una frattura è forte.

Non credo sia salutare spaccare in due o in più parti un fronte che dovrebbe mostrarsi, e soprattutto sentirsi, coeso. Società civile, forze dell'ordine, magistratura. Ognuno con i suoi ruoli e compiti. Ma uniti. Purtroppo riscontro che non è così. So bene che non è lo Stato nel suo complesso, né le figure istituzionali che stanno al suo vertice a voler far mancare tale impegno unitario. Sono grato a chi mi ha difeso in questi anni: all'arma dei Carabinieri che in questi giorni ha mantenuto il silenzio per rispetto istituzionale ma mi ha fatto sentire un calore enorme dicendomi "noi ci saremo sempre".

Mi ha difeso l'Antimafia napoletana attraverso le dichiarazioni dei pm Federico Cafiero De Raho, Franco Roberti, Raffaele Cantone. Mi ha difeso il capo della Polizia Antonio Manganelli con le sue rassicurazioni e la netta smentita di ciò che era stato detto da un funzionario. Mi ha difeso il mio giornale. Mi hanno difeso i miei lettori.

Ma uno sgretolamento di questa compattezza è malgrado tutto avvenuto e un grande quotidiano se ne è fatto portavoce. Ciò che dico e scrivo è il risultato spesso di diversi soggetti, di cui le mie parole si fanno portavoce. Ma si cerca di rompere questa nostra alleanza, insinuando "tanti lavorano nell'ombra senza riconoscimento mentre tu invece...". Chi fa questo discorso ha un unico scopo, cercare di isolare, di interrompere il rapporto che ha permesso in questi anni di portare alla ribalta nazionale e internazionale molte inchieste e realtà costrette solo alla cronaca locale.
Click here to find out more!

Sento di essere antipatico ad una parte di Napoli e ad una parte del Paese, per ciò che dico per come lo dico per lo spazio mediatico che cerco di ottenere. Sono fiero di essere antipatico a questa parte di campani, a questa parte di italiani e a molta parte dei loro politici di riferimento. Sono fiero di star antipatico a chi in questi giorni ha chiamato le radio, ha scritto sui social forum "finalmente qualcuno che sputa su questo buffone". Sono fiero di star antipatico a queste persone, sono fiero di sentire in loro bruciare lo stomaco quando mi vedono e ascoltano, quando si sentono messi in ombra. Non cercherò mai i loro favori, né la loro approvazione. Sono sempre stato fiero di essere antipatico a chi dice che la lotta alla criminalità è una storia che riguarda solo pochi gendarmi e qualche giudice, spesso lasciandoli soli.

Sono sempre stato fiero di essere antipatico a quella Napoli che si nasconde dietro i musei, i quadri, la musica in piazza, per far precipitare il decantato rinascimento napoletano in un medioevo napoletano saturo di monnezza e in mano alle imprenditorie criminali più spietate. Sono sempre stato antipatico a quella parte di Napoli che vota politici corrotti fingendo di credere che siano innocui simpaticoni che parlano in dialetto. Sono sempre stato fiero di risultare antipatico a chi dice: "Si uccidono tra di loro", perché contiamo troppe vittime innocenti per poter continuare a ripetere questa vuota cantilena.

Perché così permettiamo all'Italia e al resto del mondo di chiamarci razzisti e vigliacchi se non prestiamo soccorso a chi tragicamente intercetta proiettili non destinati a lui. Come è accaduto a Petru Birladeanu, il musicista ucciso il 26 maggio scorso nella stazione della metropolitana di Montesanto che non è stato soccorso non per vigliaccheria, ma per paura.
Sono sempre stato fiero di risultare antipatico a chi mal sopporta che vada in televisione o sulle copertine dei giornali, perché ho l'ambizione di credere che le mie parole possano cambiare le cose se arrivano a molti.

E serve l'attenzione per aggregare persone. Sarò sempre fiero di avere questo genere di avversari. I più disparati, uniti però dal desiderio che nulla cambi, che chi alza la testa e la voce resti isolato e venga spazzato via com'è successo già troppe volte. Che chi "opera" sulle vicende legate alla criminalità organizzata e all'illegalità in generale, continui a farlo, ma in silenzio, concedendo giusto quell'attenzione momentanea che sappia sempre un po' di folklore. E se percorriamo a ritroso gli ultimi trent'anni del nostro Paese, come non ricordare che Peppino Impastato, Giuseppe Fava e Giancarlo Siani - esposti molto più di me e che prima di me hanno detto verità ora alla portata di tutti - hanno pagato con la vita la loro solitudine. E la volontà di volerli ridurre, in vita, al silenzio.

Sono sempre stato fiero, invece, di essere stato vicino a un'altra parte di Napoli e del Sud. Quella che in questi anni ha approfittato della notorietà di qualcuno emerso dalle sue fila per dar voce al proprio malessere, al proprio impegno, alle proprie speranze. Molti di loro mi hanno accolto con diffidenza, una diffidenza che a volte ha lasciato il posto a stima, altre a critiche, ma leali e costruttive. Sono fiero che a starmi vicino siano stati i padri gesuiti che mi hanno accolto, le associazioni che operano sul territorio con cui abbiamo fatto fronte comune e tante, tantissime persone singole.

Sono fiero che a starmi vicino sia soprattutto chi, ferocemente deluso dal quindicennio bassoliniano, cerca risposte altrove, sapendo che dalla politica campana di entrambe le parti c'è poco da aspettarsi. Sono sempre stato fiero che vicino a me ci siano tutti quei campani che non ne possono più di morire di cancro e vedere che a governare siano arrivati politici che negli anni hanno sempre spartito i propri affari con le cosche. Facendo, loro sì, soldi e carriera con i rifiuti e col cemento, creando intorno a sé un consenso acquistato con biglietti da cento euro.

È stato doloroso vedere infrangersi un fronte unico, costruito in questi anni di costante impegno, che aveva permesso di mantenere alta l'attenzione sui fatti di camorra. È stato sconcertante vedere persone del tutto estranee alla mia vicenda esprimere giudizi sulla legittimità della mia scorta. La protezione si basa su notizie note e riservate che, deontologia vuole, non vengano rese pubbliche. Sono stato costretto a mostrare le ferite, a chiedere a chi ha indagato di poter rendere pubblico un documento in cui si parla esplicitamente di "condanna a morte". Cose che a un uomo non dovrebbero mai essere chieste.

Ho dovuto esibire le prove dell'inferno in cui vivo. Ho esibito, come richiesto, la giusta causa delle minacce. Sento profondamente incattivito il territorio, incarognito. Gli uni con gli altri pronti a ringhiarsi dietro le spalle. Molti hanno iniziato a esprimere la propria opinione non conoscendo fatti, non sapendo nulla. Vomitando bile, opinioni qualcuno addirittura ha detto "c'è una sentenza del Tribunale che si è espressa contro la scorta". I tribunali non decidono delle scorte, perché tante bugie, idiozie, falsità? Addirittura i sondaggi online che chiedevano se era giusto o meno darmi la scorta.

Quanto piacere hanno avuto i camorristi, il loro mondo, lì ad osservare questo sputare ognuno nel bicchiere dell'altro? Dal momento in cui mi è stata assegnata una protezione, della mia vita ha legittimamente e letteralmente deciso lo Stato Italiano. Non in mio nome, ma nel nome proprio: per difendere se stesso e i suoi principi fondamentali. Tutte le persone che lavorano con la parola e sono scortate in Italia, sono protette per difendere un principio costituzionale: la libertà di parola. Lo Stato impone la difesa a chi lotta quotidianamente in strada contro le organizzazioni criminali. Lo Stato impone la difesa a magistrati perché possano svolgere il loro lavoro sapendo che la loro incolumità fa una grande differenza.

Lo Stato impone la difesa a chi fa inchieste, a chi scrive, a chi racconta perché non può permettere che le organizzazioni criminali facciano censura. In questi anni, attaccarmi come diffamatore della mia terra, cercare di espormi sempre di più parlando della mia sicurezza, è un colpo inferto non a me, ma allo stato di salute della nostra democrazia e a tutte le persone che vivono la mia condizione. Sento questo odio silenzioso che monta intorno a me crea consenso in molte parti
Sta cercando il consenso di certa classe dirigente del Sud che con il solito cinismo bilioso considera qualunque tentativo di voler rendere se non migliore, almeno consapevole la propria terra, una strategia per fare soldi o carriera.

Ma mi viene chiesta anche l'adesione a un "codice deontologico", come ha detto il capo della Mobile di Napoli, il rispetto delle regole. Quali regole? Io non sono un poliziotto, né un carabiniere, né un magistrato. Le mie parole raccontano, non vogliono arrestare, semmai sognano di trasformare. E non avrò mai "bon ton" nei confronti delle organizzazioni criminali, non accetterò mai la vecchia logica del gioco delle parti fra guardie e ladri. I camorristi sanno che alcuni di loro verranno arrestati, le forze dell'ordine sanno in che modo gestire gli arresti che devono fare.

Lo hanno sempre detto a me, ora sono io a ribadirlo: a ognuno il suo ruolo. La battaglia che porto avanti come scrittore è un'altra. È fondata sul cambiamento culturale della percezione del fenomeno, non nel rubricarlo in qualche casellario giudiziario o considerarlo principalmente un problema di ordine pubblico.

Continuare a vivere in una situazione così è difficile, ma diviene impossibile se iniziano a frapporsi persone che tentano di indebolire ciò che sino a ieri era un'alleanza importante, giusta e necessaria. So che è molto difficile vivere la realtà campana, ma c'è qualcuno che ci riesce con tranquillità. Io non ho mai avuto detenuti che mi salutassero dalle celle, né me ne sarei mai vantato, anzi, pur facendo lo scrittore, ho ricevuto solo insulti. Qualcuno dice a Napoli che è riuscito a fare il poliziotto riuscendo a passeggiare liberamente con moglie e figli senza conseguenze. Buon per lui che ci sia riuscito. Io non sono riuscito a fare lo scrittore riuscendo a passeggiare liberamente con la mia famiglia. Un giorno ci riuscirò lo giuro."

postato da: L'AvVeLeNaTa alle ore 12:07 | Permalink | Link - commenti

categoria:
Giovedì, 19 Febbraio 2009

Un brano disilluso e provocatorio quello che Marco Masini porta a Sanremo 2009.
 

Marco Masini - L’Italia

E’ un Paese l’Italia dove tutto va male
Lo diceva mio nonno che era un meridionale
Lo pensavano in tanti comunisti presunti
E no…
E’ un paese l’Italia che governano loro
Lo diceva mio padre che c’aveva un lavoro
E credeva nei preti che chiedevano i voti
Anche a Dio!
E’ un paese l’Italia dove un muro divide a metà
La ricchezza più assurda della solita me**a
Coppie gay dalle coppie normali
E’ un paese l’Italia… che rimane fra i pali
Come Zoff!
E’ un paese l’Italia di ragazze stuprate
Dalle carezze di un branco cresciuto
Dentro gabbie dorate
Perché è un paese l’Italia dove tutto finisce così
Nelle lacrime a rate che paghiamo in eterno
Per le mani bucate dei partiti del giorno
Che hanno dato all’Italia
Per volare nel cielo d’Europa
Una misera scopa!
E’ un paese l’Italia dove l’anima muore da ultrà
Nelle notti estasiate nelle vite svuotate
Dalla fame dei nuovi padroni
E’ un paese l’Italia che c’ha rotto i co**ioni!
Ma è un Paese l’Italia che si tuffa nel mare
E’ una vecchia canzone, che vogliamo tornare a cantare
Perché se l’ignoranza non è madre di niente
E ogni cosa rimane com’è…
Nei tuoi sogni innocenti c’è ancora l’odore
Di un’Italia che aspetta
La sua storia d’amore

postato da: L'AvVeLeNaTa alle ore 11:08 | Permalink | Link - commenti (1)

categoria:
Domenica, 16 Novembre 2008

b

b

Contro ogni forma di violenza...

Contro chi giustifica l'uso della forza per far valere le proprie idee...

La violenza non è rossa, non è nera... La violenza è solo l'espressione della bestialità umana... Ci sono bestie rosse, ci sono bestie nere...

Non si può ridurre tutto troppo semplicemente a un colore... non si può semplificare e ricondurre tutto a un "ideale" politico.

Cosa c'è di IDEALE nella violenza?

Contro chi non sa neanche cosa sia un ideale,

contro chi segue la massa,

contro chi fa della politica una forma di violenza,

contro chi alza la voce per soffocare opinioni diverse,

contro chi vede solo le proprie ragione e ignora quelle altrui,

contro chi fa della violenza la propria "forza"...

Stop alla violenza!

postato da: L'AvVeLeNaTa alle ore 16:52 | Permalink | Link - commenti (2)

categoria:
Venerdì, 07 Novembre 2008

"Obama ha tutto è bello, giovane e abbronzato"

:o

"Era solo un complimento e se qualcuno non l’ha capito è «imbecille» e può anche andare a... "

 

a

 

 

 

postato da: L'AvVeLeNaTa alle ore 10:35 | Permalink | Link - commenti (2)

categoria:
Mercoledì, 29 Ottobre 2008

http://www.ilfoglio.it/blog/704

Non so se ridere o piangere per ciò che questo “tizio” ha scritto…
Basta l’inglese basico, internazionale, che oltretutto ha il vantaggio di semplificare, ridurre all’osso i concetti e la comunicazione. Studiare le lingue esotiche è un passatempo, una stravaganza da perdigiorno, da compilatori di parole incrociate. Come potrebbe testimoniare chiunque abbia avuto l’occasione di avere rapporti economici o diplomatici con genti che parlano altre lingue, anche concettualmente differenti dalle nostre.”

 

Da quando il sapere viene definito “passatempo”? Ognuno avrà il diritto di scegliere cosa studiare o no? Il signore parla di rapporti diplomatici… allora perché sono chieste nei concorsi tipo per l’O.N.U. la conoscenza obbligatoria di inglese e francese (lingue diplomatiche) e la conoscenza di ogni lingua di stati membri viene valutata come punti in più? Forse il signore non sa che ogni lingua ha delle sfumature diverse… che magari in italiano per indicare una cosa abbiamo un solo termine in cinese ce ne sono 10, idem in russo, idem in tedesco… e poi all’orientale non si studia solo la lingua, ma la cultura di un popolo… cosa fondamentale nell’approccio… e soprattutto nei rapporti diplomatici ed economici da lui citati!
"A cosa potrà mai servire conoscere il cinese, una lingua parlata da un popolo così lontano? Anche se del turismo ci fregasse qualcosa, quando mai arriveranno turisti cinesi a spendere soldi nel nostro bel paese? Anche se mai ci venisse in mente di esportare il nostro buon riso del vercellese per riempire la ciotola di quella sventurata e affamata moltitudine, quando mai verrebbe in mente a qualcuno sano di mente di andare a combinare affari o addirittura a studiare a Shangai o a Pechino, ammesso che le due città siano entrambe in Cina? Francamente il cinese non serve granché neanche al ristorante. Anche i bigliettini dei dolcetti della fortuna sono debitamente tradotti nella nostra lingua."
A parte che i cinesi sono 3 miliardi di persone e che il turismo cinese è già arrivato, che molti si sono stabiliti nel nostro paese facendo nascere le cosiddette China town ( a Milano e credo anche in Toscana ce ne siano), i numerosi negozietti e ristoranti, la Cina oggi è la quarta potenza economica nel mondo (prima di Inghilterra e Francia), terza potenza commerciale, la seconda per PIL espresso in potere d’acquisto, secondo importatore di petrolio ed è convinzione diffusa che l’Asia orientale produrrà una quota del pil mondiale pari a quello degli USA e dell’Europa e che il progressivo dislocamento del centro dell’economia mondiale dall’Atlantico al Pacifico settentrionale non potrà che tradursi anche in peso economico.
Quando mai verrebbe in mente a qualcuno di andare a studiare a Shanghai? Proprio in questo momento ci sono sei dei miei amici… e ci sarei andata volentieri anche io! Anzi ci sarei andata se non avessi preferito Vienna… ciò non toglie che potrei farlo in futuro… e a nessuno di noi dispiacerebbe andare a fare affari lì! Che significa che la Cina è lontana? Lui forse non ci andrebbe, ma penso che se una persona sceglie di studiare una lingua è perché non disdegna di andare in quel paese per motivo di studio o lavoro. Una ragazza laureata e che io conosco di vista ora lavora a Pechino in un ufficio governativo… non penso le dispiaccia! Poi se noi siamo non sani di mente perché siamo la classe che intratterà rapporti di ogni genere con il resto del mondo….
E poi… si Shanghai e Pechino sono entrambi in Cina… anche se suppongo fosse una battuta, ma a me non fa per niente ridere.
Chiudere l’Orientale? Ci sono studenti da tutt’Italia, non solo campani. È vero non eccelle per l’efficienza dei servizi… solo ora stanno iniziando a funzionare le attività di segreteria on-line, le aule non hanno una capacità adeguata (non per le dimensioni, ma a causa dell’elevato numero di studenti), da qualche anno non c’è più una mensa (ma siamo convenzionati con alcune trattorie della zona dove possiamo consumare un pranzo completo a 2,50 euro), eppure continuano ad affluire nuovi studenti… un motivo ci sarà! Ci sono quattro facoltà, accordi di cooperazione internazionale con università di tutto il mondo… numerosi personaggi di spicco che insegnano o hanno studiato in questo ateneo… antropologi, traduttori, deputati, senatori, sociologi…
Sono la prima a lamentarmi a volte per ore e ore in segreteria per un esame che non risulta registrato, per le corse da una sede all’altra per seguire le lezioni… ma sono sicura che un domani chi dovrà giudicare il mio curriculum, alla voce laurea in… presso l’università degli studi di Napoli l’Orientale non parlerà come questo pseudo giornalista…

 

postato da: L'AvVeLeNaTa alle ore 18:47 | Permalink | Link - commenti (2)

categoria:
Lunedì, 13 Ottobre 2008
Giulio Tremonti: “La crisi economica in atto nel mondo e in Italia si aggraverà  nei prossimi mesi” Draghi: "Uscire dalla crisi economica non sarà un percorso indolore". Queste sono solo alcune delle tante affermazioni di “personaggi” di spicco che sono balzate da un giornale all’altro, hanno riempito tg e quant’altro. Come sempre la storia non ci insegna niente… Chiunque abbia qualche nozione di economia politica sa bene come funzionano certi meccanismi, e in questo caso stiamo parlando di Mario Draghi, governatore della banca d’Italia, e Giulio Tremonti, ministro dell’economia. A volte basterebbe anche solo conoscere la storia, come dicevo prima… ci siamo dimenticati del giovedì nero del 1929? Gridiamo ancora crisi… e crisi sarà. Non si può dire: “Non preoccupatevi, non ritirate i vostri risparmi” e poi che la situazione si aggraverà e sarà difficile uscirne fuori. Ah, ma dimenticavo: “Per l'Italia rischi restano contenuti” (Tremonti). Insomma mettetevi d’accordo anche con voi stessi :P
postato da: L'AvVeLeNaTa alle ore 19:29 | Permalink | Link - commenti (1)

categoria:
Lunedì, 29 Settembre 2008

Tutti noi ce la prendiamo con la storia
ma io dico che la colpa è nostra
è evidente che la gente è poco seria
quando parla di sinistra o destra.

Ma cos'è la destra cos'è la sinistra...
Ma cos'è la destra cos'è la sinistra...

Fare il bagno nella vasca è di destra
far la doccia invece è di sinistra
un pacchetto di Marlboro è di destra
di contrabbando è di sinistra.
Ma cos'è la destra cos'è la sinistra...
Una bella minestrina è di destra
il minestrone è sempre di sinistra
tutti i films che fanno oggi son di destra
se annoiano son di sinistra.
Ma cos'è la destra cos'è la sinistra...
Le scarpette da ginnastica o da tennis
hanno ancora un gusto un po’ di destra
ma portarle tutte sporche e un po’ slacciate
è da scemi più che di sinistra.
Ma cos'è la destra cos'è la sinistra...

I blue-jeans che sono un segno di sinistra
con la giacca vanno verso destra
il concerto nello stadio è di sinistra
i prezzi sono un po' di destra.
Ma cos'è la destra cos'è la sinistra...
I collant son quasi sempre di sinistra
il reggicalze è più che mai di destra
la pi***ata in compagnia è di sinistra
il cesso è sempre in fondo a destra.
Ma cos'è la destra cos'è la sinistra...
La pi***na bella azzurra e trasparente
è evidente che sia un po' di destra
mentre i fiumi, tutti i laghi e anche il mare
sono di me**a più che sinistra.
Ma cos'è la destra cos'è la sinistra...

L'ideologia, l'ideologia
malgrado tutto credo ancora che ci sia
è la passione, l’ossessione
della tua diversità
che al momento dove è andata non si sa
dove non si sa, dove non si sa.

Io direi che il **latello è di destra
la mortadella è di sinistra
se la cioccolata svizzera è di destra
la Nutella è ancora di sinistra.
Ma cos'è la destra cos'è la sinistra...
Il pensiero liberale è di destra
ora è buono anche per la sinistra
non si sa se la fortuna sia di destra
la sfiga è sempre di sinistra.
Ma cos'è la destra cos'è la sinistra...
Il saluto vigoroso a pugno chiuso
è un antico gesto di sinistra
quello un po' degli anni '20, un po' romano
è da stron*i oltre che di destra.
Ma cos'è la destra cos'è la sinistra...

L'ideologia, l'ideologia
malgrado tutto credo ancora che ci sia
è il continuare ad affermare
un pensiero e il suo perché
con la scusa di un contrasto che non c’è
se c'è chissà dov'è, se c'é chissà dov'é.

Tutto il vecchio moralismo è di sinistra
la mancanza di morale è a destra
anche il Papa ultimamente
è un po' a sinistra
è il demonio che ora è andato a destra.
Ma cos'è la destra cos'è la sinistra...
La risposta delle masse è di sinistra
con un lieve cedimento a destra
son sicuro che il bastardo è di sinistra
il figlio di pu**ana è di destra.
Ma cos'è la destra cos'è la sinistra...
Una donna emancipata è di sinistra
riservata è già un po' più di destra
ma un figone resta sempre un’attrazione
che va bene per sinistra e destra.
Ma cos'è la destra cos'è la sinistra...

Tutti noi ce la prendiamo con la storia
ma io dico che la colpa è nostra
è evidente che la gente è poco seria
quando parla di sinistra o destra.

Ma cos'è la destra cos'è la sinistra...
Ma cos'è la destra cos'è la sinistra...

Destra-sinistra
Destra-sinistra
Destra-sinistra
Destra-sinistra
Destra-sinistra
Basta!

postato da: L'AvVeLeNaTa alle ore 21:35 | Permalink | Link - commenti (2)

categoria:
Venerdì, 09 Maggio 2008
aldo moro
postato da: L'AvVeLeNaTa alle ore 11:12 | Permalink | Link - commenti

categoria:
Lunedì, 14 Aprile 2008

 
Ho quarant'anni qualche acciacco troppe guerre sulle spalle
Troppo schifo per poter dimenticare
Ho vissuto il terrorismo stragi rosse stragi nere
Aereoplani esplosi in volo e le bombe sopra i treni

Ho visto gladiatori sorridere in diretta
i pestaggi dei nazisti e della nuova destra
Ho visto bombe di stato scoppiare nelle piazze
E anarchici distratti cadere giù dalle finestre

Ma ho un armadio pieno d'oro di tangenti e di mazzette
Di armi e munizioni di scheletri e di schifezze
Ho una casa piena d'odio, di correnti e di fazioni
Di politici corrotti, i miei amici son pancioni,

pu**anieri, faccendieri e tragattini
Sono gobbi e son mafiosi massoni piduisti e celerini.

Ho quarant'anni spesi male fra tangenti e corruzioni
Ho comprato ministri faccendieri e giornalisti
Ho venduto il mio di dietro ad un amico americano
E adesso cerco un'anima anche di seconda mano

Ma ho un armadio pieno d'oro...

Ho quarant'anni ed un passato non proprio edificante
Ho massacrato Borsellino e tutti gli altri
Ho protetto trafficanti e figli di pu**ana
E ho comprato voti a colpi di lupara

Ma ho scoperto l'altro giorno guardandomi allo specchio
Di essere ridotta ad uno straccio
Questo male irreversibile mi ha tutta divorata
È un male da garofano e da scudo crociato

Ma ho un armadio pieno d'oro...
postato da: L'AvVeLeNaTa alle ore 21:26 | Permalink | Link - commenti

categoria:
Lunedì, 07 Aprile 2008
Prima Londra, poi Parigi. Continua a essere perturbato il percorso della fiaccola olimpica: dopo le dimostrazioni e i disordini che hanno segnato l'inizio del percorso, è toccato alla cerimonia che si sarebbe dovuta svolgere davanti al Comune di Parigi ad essere annullata. Studiando cinese mi sono sentita in obbligo di informarmi sulla questione tibetana Ecco un sunto di quanto appreso
Il Tibet stato invaso nel 1949 dalla Repubblica Popolare Cinese.
Il Dalai Lama, capo politico e spirituale del Tibet, tentò una pacifica convivenza con i cinesi, ma le mire colonialiste della Cina diventarono sempre più evidenti. La sistematica politica di sinizzazione e sottomissione del popolo tibetano segnò l’inizio della repressione cinese cui si contrappose l’insorgere della resistenza popolare. Il 10 Marzo 1959 il risentimento dei tibetani sfociò in un’aperta rivolta nazionale. L’Esercito di Liberazione Popolare stroncò l’insurrezione con estrema brutalità uccidendo, tra il marzo e l’ottobre di quell’anno, nel solo Tibet centrale, più di 87.000 civili. Il Dalai Lama, seguito da circa 100.000 tibetani, fu costretto a fuggire dal Tibet e chiese asilo politico in India dove fu costituito un governo tibetano in esilio fondato su principi democratici.  Uno degli aspetti penosi della dominazione cinese è stato il "thamzing", durante il quale i tibetani erano costretti ad autoaccusarsi dei crimini non commessi e ad autodegradarsi. Malgrado gli incessanti appelli delle comunità internazionali il diritto della liberta di parolà è violato, migliaia di tibetani sono tuttora imprigionati,torturati e condannati. Mentre prosegue la pratica della sterilizzazione e degli aborti forzati delle donne tibetane, la sistematica politica di discriminazione attuata dalle autorità cinesi ha emarginato la popolazione tibetana in tutti i settori, da quello scolastico a quello religioso e lavorativo. Monaci e monache sono costretti a sottostare a sessioni di rieducazione patriottica,a denunciare il Dalai Lama e dichiarare obbedienza al partito Comunista.
Il massiccio afflusso di immigrati cinesi sta minacciando la sopravvivenza dell’identità tibetana e ha ridotto la popolazione autoctona a una minoranza all’interno del proprio paese.

Le attività religiose e la libertà di culto sono fortemente ostacolati, proseguono gli arresti e le detenzioni arbitrarie e i detenuti sono torturati.
Il 90% del patrimonio artistico e architettonico tibetano, inclusi circa seimila monumenti tra templi, monasteri  è stato distrutto.
La Cina ha depredato il Tibet delle sue enormi ricchezze naturali. Lo scarico dei rifiuti nucleari e la massiccia deforestazione hanno danneggiato in modo irreversibile l’ambiente e il fragile ecosistema del paese.

Nel 1959, 1961 e 1965, le Nazioni Unite approvarono tre risoluzioni a favore del Tibet in cui si esprimeva preoccupazione circa la violazione dei diritti umani e si chiedeva "la cessazione di tutto ciò che priva il popolo tibetano dei suoi fondamentali diritti umani e delle libertà, incluso il diritto all'autodeterminazione". Nel corso degli anni il problema tibetano è stato oggetto di una crescente attenzione da parte della comunità internazionale. Il Dalai Lama è stato insignito, nel 1989, del Premio Nobel per la Pace ed è stato ricevuto da molti capi di stato.  Dal punto di vista giuridico il Tibet non ha mai perso la sua caratteristica di stato. È una nazione indipendente oppressa da una occupazione illegale. Né l'invasione militare cinese né l'occupazione continua da parte dell'Esercito di Liberazione della Repubblica Popolare della Cina hanno potuto trasferire la sovranità del Tibet alla Cina, ma a distanza di più di cinquant’anni la situazione è rimasta alquanto immutata.
Dopo le ultime ondate di violenza e repressione numerose sono le manifestazioni di dissenso nei confronti del governo di Pechino e in tanti valutano la possibilità di boicottare le olimpiadi, specie dopo gli episodi di Londra e Parigi, in cui numerosi manifestanti hanno tentato di spegnere la fiaccola olimpica.

 

postato da: L'AvVeLeNaTa alle ore 19:27 | Permalink | Link - commenti

categoria:
Venerdì, 04 Aprile 2008

DAL BLOG DI BEPPE GRILLO:

"In Italia comanda, decide, ordina la disinformazione. Sette televisioni e tre giornali si sono sostituiti alla democrazia. Tutto quello che non sapete è vero. Quello che sapete è ciò che vuole il Sistema. Non c'è bisogno della polizia o delle leggi speciali per vivere in un regime. E' sufficiente il controllo dell'informazione. I media sono il primo obiettivo in qualunque colpo di Stato.
L'Italia non sa più nulla. Non riesce più a giudicare. E' schizofrenica. La realtà e l'informazione che riceve sono due cose diverse, contrapposte. E' un pugile in stato confusionale, che non sta più in piedi, con l'assistente all'angolo del ring che gli grida che va tutto bene. Non essere o sapere? Questo è il dilemma.
Non siamo padroni della nostra vita perchè non sappiamo. Sette televisioni e tre giornali. RAI1, RAI2, RAI3, Canale 5, Italia1, Rete4, La7, il Corriere della Sera, la Repubblica, la Stampa. Il nostro Governo, il nostro Parlamento, i nostri occhi sono loro. I magnifici 10. I nomi dei direttori sono importanti, ma fino a un certo punto. Riotta, Mazza, Giordano, Liguori, Fede, Piroso. A chi rispondono questi signori? Che interessi rappresentano?
Prodi ha messo lì il pinguino Riotta e Fini, "una mattina, una brutta mattina", ha regalato la scrivania del Tg2 a Mazza. I giornalisti dei telegiornali pubblici sono addetti di uffici stampa, velinari (talvolta vaselinari), impiegati di Regime.
Canale 5, Italia1 e Rete4 sono strumenti di propaganda di Testa d'Asfalto. Hanno una doppia funzione: fargli fare miliardi di euro con la pubblicità attraverso Publitalia e mantenere gli italiani in coma assistito. Lo psiconano è un concessionario dello Stato. Le frequenze televisive su cui trasmette sono nostre. Il conto corrente, le notizie e il conflitto di interessi, invece, sono solo suoi. La7 è di Telecom Italia, un megafono degli interessi industrilali dei suoi azionisti. Benetton ad esempio, Telefonica a riesempio.
Paolo Mieli è l'espressione del salotto buono del Corriere della Sera. Un gruppo assortito di società che spazia dalla Pirelli a Mediobanca, da Intesa San Paolo alla Tod. I padroni del Corrierone si chiamano Confindustria e ABI. Geronzi, Passera, Tronchetti, Della Valle. La Repubblica è del gruppo l'Espresso dell'ingegner Carlo De Benedetti, industriale, finanziere. La Stampa è del gruppo Fiat, un quotidiano ispirato da Luca Cordero di Montezemolo.
Riassunto: partiti, Testa d'Asfalto, Confindustria e ABI possiedono l'informazione. Se vogliono possono farci credere qualunque cosa. E ci fanno credere qualunque cosa. Il V2 day del 25 aprile è il primo passo per ridare la capacità di intendere e volere agli italiani. L'informazione va separata da interessi economici e politici."

REFERENDUM: "Libera informazione in libero stato"

1) ABOLIZIONE DELL'ORDINE DEI GIORNALISTI DI MUSSOLINI

2) ABOLIZIONE DEL FINANZIAMENTO PUBBLICO ALL'EDITORIA

3) ABOLIZIONE DELLA LEGGE GASPARRI (DUOPOLIO RAI-MEDIASET)

25 aprile 2008 in 270 piazze italiane, firma anche tu! Il cittadino informato può decidere, il cittadino disinformato crede di decidere.

 

postato da: L'AvVeLeNaTa alle ore 08:33 | Permalink | Link - commenti (2)

categoria:
Sabato, 08 Marzo 2008
Oggi ci sembra del tutto normale che ci siano donne dirigenti di aziende, capitani della marina, magistrati, ministri, cancellieri, impiegate ed operaie. Spesso si dimentica che questa presenza femminile è il risultato di una lotta che le donne hanno dovuto condurre, ponendo appunto la “questione femminile”, per conquistare i diritti civili e politici, quali l’uguaglianza giuridica e il diritto di voto attivo e passivo, che sono stati loro negati fino alla metà dello scorso secolo, e per ottenere l’affermazione delle “pari opportunità”. È importante sottolineare che l’emancipazione della donna riguarda solo l’Occidente e che nei paesi in via di sviluppo ragioni economiche e culturali si sommano per rendere particolarmente dura la vita delle donne, arrivando addirittura a pregiudicare la nascita delle bambine. Pur se contemporanee, in queste società l’uguaglianza sociale, economia e politica fra i due sessi è ancora lontana e le donne occupano un posto solo marginale, senza, a volte, neanche poter aspirare ad avere la parità dei diritti per leggi imposte dalla loro religione. Basti pensare all’Afganistan, dove solo ora le donne cominciano a togliere timidamente il Burqua imposto per oltre un decennio dai talebani, ma per le quali la conquista di una vera libertà e dignità sarà a lungo un sogno, oppure al caso di Safiya, la donna nigeriana condannata alla lapidazione per aver concepito un figlio al di fuori del matrimonio e in realtà frutto di uno stupro. Ma non occorre andare tanto lontano: basti pensare alle donne dell’est, costrette a prostituirsi, alle donne italiane ed europee che, spesso, fanno ancora fatica a farsi accettare nel mondo politico e dirigenziale, o semplicemente a farsi rispettare sul posto di lavoro o in famiglia.

 

 

La storia delle donne è stata, e talvolta ancora è, storia di emarginazione. Già nelle epoche preistoriche, la forza fisica necessaria per sopravvivere, le numerose gravidanze e il lungo periodo di allattamento e di cura della prole hanno portato alla differenziazione dei compiti. Oggi, i progressi della scienza e della medicina, e le conseguenti applicazioni tecnologiche hanno annullato la condanna biblica: “uomo lavorerai con fatica, donna partorirai con dolore”, almeno in Occidente, dove il crescente numero di donne affermate nella scienza, nella politica, nello sport, e in tutti i campi dell’attività umana fornisce quei modelli che finora mancavano alle bambine, e che possono dar loro fiducia e stimoli ad uguagliarle. Una mimosa alle donne, nostre antenate, che hanno lottato per ottenere piccoli grandi traguardi e che rabbrividirebbero a vedere cosa è oggi la festa delle donne.

 

postato da: L'AvVeLeNaTa alle ore 16:41 | Permalink | Link - commenti

categoria:
Lunedì, 25 Febbraio 2008
Davo uno sguardo al blog di Grillo sul “Munnezza day” e sorrido leggendo le scuse a Napoli e ai napoletani. Sorrido perché mi ricordo quel libro che ormai da anni mio padre ha comprato e vorrebbe costringermi a leggere “I veri briganti erano loro”, un libro che credo inneggi alla ricchezza del regno delle due sicilie e punta il dito contro i Savoia e il processo di unificazione italiano che avrebbe lasciato la campania, e un po’ tutto il mezzogiorno, al completo abbandono. Grillo avrà letto quel libro? Boh non lo so, io ancora no. Non volevo parlare però di quanto fosse vero ciò che scrive, che ormai Napoli, una delle città più belle al mondo è solo la capitale della spazzatura, della camorra, dell’inefficienza, del malgoverno, agli occhi della gente, della tv, dei giornali, del mondo e spesso credo anche nella realtà. Ci dipingono così, ci bollano come terroni, cafoni, camorristi. E si cercano i capi d’accusa, i colpevoli contro cui scagliarsi. Ma in situazioni così esiste davvero l’unico o gli unici colpevoli? Non mi dilungo oltre, dell’emergenza rifiuti campana ho già parlato, ho già parlato di ciò che respiriamo, della nuova Chernobyl. Ciò che ha davvero destato la mia attenzione sono i commenti a un video postato, riguardante l’iniziativa di Green Peace “Differenziamoci”. Ma che popolo d’ignoranti che siamo? Come pretendiamo d’essere ben governati? Ecco la più bella di tutte le risposte di noi italiani:
“certo che Garibaldi avrebbe fatto meglio a farsi i ca**i suoi,altro che riunire l'italia,ma chi ca**o li vuole sti quattro terroni di me**a,i negri in italia sono piu' puliti e civili!”
Cosa si dovrebbe rispondere a questo simpatico personaggio? Ho letto solo insulti, al terrone di me**a si risponde con polentone del ca**o, per poi continuare con fascista, nazista, razzista e quant’altro. Giù offese, eresie e ignoranza. A quella persona bisognerebbe solo chiedere se per caso è uno dei sacchetti di spazzatura che giace su uno dei tanti marciapiedi della campania, perché la vera munnezza d’Italia è lui, le sue idee e il suo coraggio che l’ha spinto a scrivere una cosa simile.
postato da: L'AvVeLeNaTa alle ore 10:42 | Permalink | Link - commenti

categoria:
Domenica, 27 Gennaio 2008
fraseAùSCHWITZ
 canzone
postato da: L'AvVeLeNaTa alle ore 23:05 | Permalink | Link - commenti

categoria:
Oggi sono stata svegliata dal bellissimo profumino che si elevava dal cumulo di “monezza” che giace sotto casa da giorni e giorni. Mia madre voleva far prendere aria alla casa… Potete immaginare la mia reazione. E dire la mia strada è una delle più pulite a guardarne altre! Ieri ero in giro in macchina, ci sono strade praticamente impraticabili, i rifiuti sono sparsi fino al centro della carreggiata, i pedoni sono costretti a fare lo slalom tra i sacchetti o quello che ne era dei sacchetti! Certo l’immondizia attira tutti i gatti e cani che pensano di trovare un gustoso pasto… per non parlare dei topi, anzi preferisco non pensarci. Qui l’aria è praticamente diventata irrespirabile, rifiuti, rifiuti, ancora rifiuti e poi ancora rifiuti, ma stavolta bruciati! È anche abbastanza confortante ascoltare i dati di chi si diverte a giocare coi numeri dei morti o malati. È  stato misurato un aumento del 9% della mortalità maschile e del 12% di quella femminile, nonché l'84% in più dei tumori ai polmoni e allo stomaco, linfomi, e malformazioni congenite. In pratica sto facendo il conto di quanti giorni potrebbero restarmi se continuo a respirare tutta questa diossina e a dover vivere a stretto contatto con topi, immondizia, insetti e quant’altro. Dite che c’era una vena ottimistica in tutto ciò? Diciamo solo che sono abbastanza realista. La campania è in stato di emergenza rifiuti dal 1994 e nell’arco di quasi 14 anni si sono succedute diverse crisi, durante le quali i rifiuti solidi urbani non sono raccolti perché le aree di smaltimento sono sature, in alcuni casi poste sotto sequestro dalla magistratura o bloccate da manifestanti locali, che ne rifiutano la presenza nei pressi delle loro abitazioni. Le cause principali alla base dell'emergenza rifiuti in Campania sono un mix tra incompetenza, inciviltà e malavita! Ritardi nella pianificazione e nella preparazione di discariche idonee, nella costruzione di inceneritori, di impianti di compostaggio, bassi livelli di raccolta differenziata e ostruzioni ai piani della regione da parte della popolazione di alcuni territori e soprattutto da parte della camorra. Inutile dire quanto sia introito questo settore per la malavita napoletana e quante siano le pressioni che quest’ultima esercita sulle istituzione e sulla politica che finora si sono dimostrate incapaci di contrastare tali interessi, quando addirittura non li abbia coadiuvati. Così da anni alla produzione di rifiuti che procede quotidianamente ed instancabilimente da parte di tutti i cittadini, corrisponde l'assoluta contrarietà a dotare il proprio territorio delle infrastrutture necessario al loro riciclaggio o, dove ciò non sia possibile, al loro smaltimento. Bisogna però dire anche che si tratta di siti e discariche fuori norma ed inadeguate, sia per struttura che per posizione geografica. Ci sono casi in cui siti utilizzati come discarica distano da abitazioni civili per poche decine di metri. La soluzione del problema della gestione dei rifiuti non è sicuramente semplice. Nel mio paesino di circa 10.000 abitanti esiste la raccolta differenziata porta a porta eppure chissà quanti sono in realtà a farla. E allora non puntiamo nemmeno il dito contro chi dice no ad accogliere i nostri rifiuti in altre regioni, soprattutto a quelle che solo una scusa cercavano per motivare il loro rifiuto. Continuiamo a gettare la nostra “munnezza” per le strade invece di capire che almeno in periodi di emergenza come questi basterebbe gettar via solo i rifiuti umidi e tenere sul terrazzo carta, vetro e plastica che di certo non puzzano invece di ingombrare le strade.
postato da: L'AvVeLeNaTa alle ore 11:14 | Permalink | Link - commenti (2)

categoria:
Sabato, 26 Gennaio 2008
L’avvelenata è una delle canzoni più famose del grande Francesco Guccini. Dall’album “via Paolo Fabbri 46”, settimo di Guccio e che prende il titolo dall’indirizzo di quella che era la sua abitazione, è una delle tante canzoni in cui il cantautore si scaglia contro qualcuno o qualcosa. Quel qualcuno nel caso de l’avvelenata è il critico musicale Bertoncelli :
Colleghi cantautori, eletta schiera, che si vende alla sera per un po' di milioni, voi che siete capaci fate bene a aver le tasche piene e non solo i co**ioni... Che cosa posso dirvi? Andate e fate, tanto ci sarà sempre, lo sapete, un musico fallito, un pio, un teorete, un Bertoncelli o un prete a sparare ca**ate!”
Canzone dalle parole dure, “incisive”, canzone di rabbia, meno politica e più personale della mia preferita “Cirano”, ma se avessi usato quello come nick…nessuno o pochi avrebbero capito l’idea di critica e di rivolta che si celava dietro. “L’avvelenata” rende meglio l’idea. Avvelenata dalla realtà che mi circonda, avvelenata dalla falsità, dalla corruzione, dal materialismo di questa società, avvelenata forse anche dalla “munnezza” che mi ritrovo sotto casa e che invade le strade del mio paese dandomi un senso di nausea e gettandomi nello sconforto più totale. Avvelenata dall’idea che ormai l’Italia è un po’ la barzelletta d’Europa, avvelenata soprattutto da quello che sta diventando la politica italiana d’oggi. Avvelenata da “questo assurdo bel paese”.
postato da: L'AvVeLeNaTa alle ore 18:28 | Permalink | Link - commenti

categoria:
My Blog
...tenetevi le ghiande lasciatemi le ali...
Tutto di me
Ho anni, sono un e vivo a

Ho letto:


Ho visto:


Ascolto:


Amo:


Odio:
Archivio
ultimi giorni
Novembre 2009
Ottobre 2009
Febbraio 2009
Novembre 2008
Ottobre 2008
Settembre 2008
Maggio 2008
Aprile 2008
Marzo 2008
Febbraio 2008
Gennaio 2008
Adesivi
Inserisci qui i tuoi adesivi
Musica
Time
Inserisci il tuo orologio
Counter
Sono passati 5083 amici,grazie!!^