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piùirlandesenonsipuò
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Consigliere

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| Registrato: 06/11/07 |
| Messaggi: 209 |
| Residenza: una grande foresta nel regno della malinconia |
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Inviato: Lun Lug 28, 2008 10:37 am Oggetto: remix poetico |
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raga qui scriverò di nuovo delle mie poesie
Terra di fate
Valli di nebbia, fiumi tenebrosi
e boschi che somigliano alle nuvole:
poi che tutto è coperto dalle lacrime
nessuno può distinguerne le forme.
Enormi lune sorgono e tramontano
ancora, ancora, ancora ... in ogni istante
della notte inquiete, in un mutare
incessante di luogo. E così spengono
la luce delle stelle col sospiro
del loro volto pallido. Poi viene
mezzanotte sul quadrante lunare
ed una più sottile delle altre
(di una specie che dopo lunghe prove
fu giudicata la migliore) scende
giù, sempre giù, ancora giù, fin quando
il suo centro si posa sulla cima
di una montagna, come una corona,
mentre l'immensa superficie, simile
a un arazzo, s'adagia sui castelli
e sui borghi (dovunque essi si trovino)
e si distende su strane foreste,
sulle ali dei fantasmi, sopra il mare,
sulle cose che dormono e un immenso
labirinto di luce le ricopre.
Allora si fa profonda - profonda! -
la passione del sonno in ogni cosa.
Al mattino, nell'ora del risveglio,
il velo della luna si distende
lungo i cieli in tempesta e, come tutte
le cose, rassomiglia ad un giallo albatro.
Ma quella luna non è più la stessa:
più non sembra una tenda stravagante.
A poco a poco i suoi esili atomi
si disciolgono in pioggia: le farfalle
che dalla terra salgono a cercare
ansiose il cielo e subito discendono
(creature insoddisfatte!) ce ne portano
solo una goccia sulle ali tremanti.
_________________
Al chiaro di Luna...
"Chi cavalca così tardi per la notte e il vento?
È il padre con il suo figlioletto;
se l'è stretto forte in braccio,
lo regge sicuro, lo tiene al caldo.
- Figlio, perché hai paura e il volto ti celi?
- Non vedi, padre, il re degli Elfi?
Il re degli Elfi con la corona e lo strascico?
- Figlio, è una lingua di nebbia, nient'altro.
''Caro bambino, su vieni con me!
Vedrai i bei giochi che farò con te;
tanti fiori ha la riva, di vari colori,
mia madre ha tante vesti d'oro''.
- Padre, padre mio, la promessa non senti,
che mi sussurra il re degli Elfi?
- Stai buono, stai buono, è il vento, bambino mio,
tra le foglie secche, con il suo fruscio.
''Bel fanciullo, vuoi venire con me?
Le mie figlie avranno cura di te.
Le mie figlie di notte guidano la danza
ti cullano, ballano, ti cantano la ninna - nanna''.
- Padre, padre mio, in quel luogo tetro non vedi laggiù le figlie del re degli Elfi?
- Figlio mio, figlio mio, ogni cosa distinguo:
i vecchi salici hanno un chiarore grigio.
''Ti amo, mi attrae la tua bella persona,
e se tu non vuoi, ricorro alla forza''.
- Padre mio, padre mio, ora mi afferra,
il re degli Elfi la mia vita l' ha spenta! -
Preso da orrore il padre veloce cavalca,
il bimbo che geme, stringe fra le sue braccia,
raggiunge il palazzo con stento e con sforzo;
nelle sue braccia il bimbo era morto."
_________________
I due alberi
Scruta dentro il tuo cuore,
l'albero sacro è lì che sta fiorendo; dalla gioia
I rami sacri si partono, e con essi
Tutti i fiori frementi che sostengono.
I colori mutevoli dei frutti hanno adornato
Con una luce gaia le stelle; la presa sicura
Della radice invisibile ha piantato
La quiete nella notte; lo scuotersi
Della sua vetta frondosa ha dato all'onde
La loro melodia,
Sposando le mie labbra con la musica,
Mormorando per te una canzone magica,
Là vanno in cerchio gli Amori, nel cerchio fiammeggiante
Dei nostri giorni, in vortici,
Svolgendosi a spirale qua e là
In quei vasti e innocenti viali di foglie;
Ricordando la chioma fluttuante e come i sandali alati
Dardeggiano, i tuoi occhi
Di tenerezza si colmano:
Scruta dentro il tuo cuore,
Non ti guardare più allo specchio amaro
Che i demoni ci pongono di fronte, passando,
Con la loro sottile scaltrezza, o se vuoi
Guarda solo un istante; perché vi si formi
Una fatale immagine, che la notte
Tempestosa raccoglie,
Radici nascoste a metà nella neve,
Rami spezzati, foglie annerite.
Perché ogni cosa diventa sterile
In quello specchio oscuro che i demoni sostengono,
Specchio della stanchezza esterna,
Creato mentre Dio stava dormendo nelle età che furono.
Fra i rami infranti, là, passano i corvi
Del pensiero irrequieto, trasvolando,
Stridendo in ogni dove, con gli artigli
Crudeli e il becco rapace.. quando non restano immobili
Fiutando il vento e scuotono
Le ali sbrindellate;
I tuoi teneri occhi perdono ogni dolcezza:
Non ti guardare più in quello specchio amaro.
_________________
Credo Mezzelfico...!
Credo che tutta la natura sia popolata di esseri invisibili,
alcuni dei quali sono brutti e grotteschi, altri malvagi e sciocchi,
molti di essi belli, ben al di sopra di qualunque bellezza abbiamo
mai veduto, e che quelli belli, non siano troppo distanti
quando passeggiamo per luoghi ameni imperturbati.
Anche quand' ero ragazzo non potevo mai
passeggiare in un bosco senza avvertire che sempre,
a ogni istante, avrei potuto trovarmi di fronte
qualcuno o qualcosa che avevo cercato a lungo senza
saperlo chiaramente.
E ora esploro a volte ogni piccolo anfratto
di qualche misera boscaglia con passo quasi ansioso, tanto è profonda l'influenza
di questa immaginazione su di me.
Anche voi, senza dubbio,
vi imbatterete in un'immaginazione simile
da qualche parte ovunque le stelle
che ci governano decidano di attirarvi,
sia Saturno che vi giuda ai boschi,
o la Luna,forse, sull'orlo del mare.
Io non vorrò credere mai conferma sicurezza
che non vi sia nulla nel tramonto,
ove i nostri progenitori immaginavano le schiere dei morti seguire il sole,
o nient'altro che una vaga presenza destinata
a commuoverci poco o nulla.
_________________
La ballata di Tommaso il Rimatore
La Ballata
(Collezionata: dalle versioni di Scott e Jamieson)
Il buon Tommaso giaceva sulla riva
E scorse una lieta signora,
Una dama che era svelta e fiera
E veniva cavalcando sulla proda erbosa.
La sua gonna era di seta verde erba,
Il suo mantello di fine velluto,
A ogni ricciolo della criniera del cavallo
Pendevano cinquantanove campanelli d'argento.
Il buon Tommaso si tolse il cappello
E si piegò sulle ginocchia;
«Salute a te, che devi essere
Regina del Cielo!
che simile a te in terra mai ho visto nessuno!»
«Oh no, no, mio buon Tommaso», dice lei.
«Quel nome non mi spetta;
Io sono solo la regina della bella Elfilandia,
E sono qui venuta a farti visita.
«Ma adesso devi venire con me, Tommaso,
Mio buon Tommaso, con me devi venire;
Perché: devi servirmi sette anni,
Nel bene e nel male, come fortuna vuole.»
Lei voltò il suo destriero bianco latte,
E prese in groppa dietro a se Tommaso,
E al tocco delle briglie
Il suo destriero volò più rapido del vento.
Per quaranta giorni e quaranta notti
Sguazzarono in sangue rosso fino al ginocchio;
E non videro sole ne luna,
Ma udirono il fragore del mare.
E corsero e corsero,
Finché giunsero a un verde giardino.
«Scendi laggiù, scendi laggiù, bella signora,
Lascia che colga per te quei frutti.»
«Oh no, no, mio buon Tommaso», dice lei,
«Quel frutto non dev'essere da te toccato,
che tutte le calamità dell' Inferno
Stanno nei frutti di questo paese.
«Ma io ho una pagnotta qui in grembo
E una bottiglia di vino chiaretto;
E adesso, passati che saremo,
ci riposeremo e potremo pranzare.»
Quando lui ebbe mangiato e bevuto a sazietà,
Disse la dama: «Adesso saliremo su quel colle,
Metti il tuo capo sulle mie ginocchia
E io ti mostrerò tre meraviglie.
«Non vedi forse quella stretta strada,
tra fitte spine e densi rovi?
Quello è il sentiero della rettitudine,
Quello cercato però da ben pochi.
«E vedi quell' ampia strada
Che corre dritta tra prati gigliati?
Quello è il sentiero del male,
Benché qualcuno lo chiami via del Cielo.
«E vedi quella strada così bella
Che si snoda tra i felceti?
Quella è la strada della bella Elfilandia,
Dove tu e io andremo questa notte.
«Ma, Tommaso, devi stare zitto
Qualsiasi cosa tu oda o tu veda,
che, se una parola di bocca ti sfuggisse,
Mai faresti ritorno al tuo paese.»
Tommaso ha avuto veste di bella stoffa
E scarpe di velluto tutto verde;
E benché sette anni siano ormai passati,
Il buon Tommaso in terra mai più si è visto.
thinuviel
Lunghe eran le foglie e l’erba fresca Le cicute ondeggiavano fiorite e belle Una luce brillava nella foresta
Era tra le ombre un luccicar di stelle
Tinuviel ballava nella radura
Di un flauto nascosto alla musica pura
Lì giunse Beren dal monte nebbioso
Tra le fronde e gli alberi disperso
Dove l’elfico fiume scorre tumultuoso
Camminò solitario ed in pensieri immerso
E vide con gran meraviglia
Dalie dorate ricoprirle il manto
Sulla lunga veste luce di stelle
E bionde cascate sulle sue spalle
Tinuviel tra i boschi elfici fuggiva
con piedi alati
Lasciandolo senza amici tra le foreste e i prati
La vide così bella
Al lume di luna, al raggio di stella
Passato l’inverno ella tornò a danzare
E col suo canto giunse la primavera
Inseguita di nuovo ella fuggì via
Ma l’elfico suo nome era poesia
E allora si fermò ad ascoltarlo
Come incantata dalla voce di Beren
Che svelto la raggiunse per magia
E la vide tra le braccia brillare
Tinuviel tra i boschi elfici fuggiva
con piedi alati
Lasciandolo senza amici tra le foreste e i prati
La vide così bella
Al lume di luna, al raggio di stella.
a thinuviel la creatura più meravigliosa esistita,un raggio di stella _________________ (\_/)
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(^ ^)w i pub
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