Inviato: Mer Ott 15, 2008 7:13 am Oggetto: Donne e figli. O forse no.
Oggi ho ricevuto una lettera da una cara amica. Una donna in carriera fino a qualche tempo fa. Oggi carriera finita, perchè è arrivata al top. Presidente della filiale italiana di una grande società di consulenza. Impegnata 214 ore su 24 (non è un errore di battitura), ha trascorso gli ultimi quattro anni dei suoi trentotto di vita in un maelstrom di viaggi, riunioni, consigli di amministrazione. Una belva, come la chiamano i suoi dipendenti. Sicuramente una donna in gamba. E anche molto, molto bella. Cito solo un passo della sua lunga lettera, scritta a mano su carta intrisa del suo profumo (chanel n° 5, guarda caso).
“…mi è difficile oggi guardarmi alle spalle e non riconoscere la grande fortuna che ho avuto nella vita. Denaro, gratificazioni, notorietà, potere. E nei sentimenti un uomo meraviglioso come compagno. Un grande. Uno di quelli che tutte vorrebbero al fianco. Ma arrivata vicino ai quaranta, sento un vuoto dentro. Nonostante tutto quello che ho avuto, tutto quello che ho.
Sento la mancanza di un figlio. Al mio interno l’ho sempre voluto, desiderato. E oggi, che sono arrivata dove sono, non riesco neppure a sentirmi una donna, senza un figlio da accudire.”
Mi ha fatto riflettere questa lettera. Che prosegue con un tono ed un linguaggio di grande sensibilità ed intelligenza. Com’è possibile, mi sono chiesto, che una donna di questo spessore possa ancora pensare di non essere tale, solo perchè non ha avuto un figlio? Come se quella del parto fosse l’unica giustificazione all’esistenza in vita di un essere femminile.
E’ ovvio che all’interno di ogni uomo e donna di questo pianeta, madre natura abbia impiantato un sistema automatico per la prosecuzione della razza. L’istinto alla procreazione deve essere forte, perchè l’essere umano continui a fare figli. Ma dietro all’irrefrenabile impulso alla maternità e alla paternità, cosa si nasconde? Perchè un uomo o una donna devono improvvisamente sentir venir meno la propria integrità se non vogliono (o non possono) avere dei figli?
Credo che la risposta stia all’interno. All’interno di quella grande inconsapevolezza che grava su questa società come un manto di piombo. Sono sicuro che un principio esista, dietro al desiderio di maternità e di paternità. E anche un principio elevato. Ma sono anche sicuro che tale principio esuli dall’obbligatorietà della generazione carnale di un essere umano.
Dopo tutto cosa significa “avere un figlio”? Cosa mai si “ha” nella paternità o nella maternità?
Nulla. Non si “ha” un altro essere. Sia esso figlio o compagno, nessun essere è di nessuno.
Il figlio che possiamo generare non è nostra proprietà. E’ un altro essere umano. Punto. E so che occorre una grande capacità di distacco per accettare questo. Ma credo che il nocciolo sia qui. Se escludiamo il fattore fisico, credo che avere un figlio si possa sintetizzare in due parole: responsabilità e dono. Responsabilità di un altro essere, del suo sviluppo, della sua crescita. Responsabilità nel fornirgli tutto quello di cui abbisogna per realizzare la sua vita. Ma non nel viverla al posto suo. Anche se questo significasse assistere alla sua autodistruzione. E in questo vi è il dono. Il dono completo di sè, in fiducia e amore. Anche se questo amore non dovesse mai essere ricambiato.
Io credo che oggi la maggior parte di coloro che hanno dei figli si trovi preda solo di un istinto, quello animale, e di una morale, quella religiosa, qualunque essa sia. Perchè quasi tutte le religioni hanno in comune il relegare la donna a semplice fattrice. Una giumenta da monta, e nei casi di maggior sentimento, oggetto di sollazzo per l’uomo.
Istinto e morale dunque, che portano la maggior parte delle gravidanze ad “accadere” agli inconsapevoli genitori.
Non una possibilità cercata. Non un’esperire consapevole guidato da un sentire profondo, e dalla ricerca di quel principio di figliolanza, occultato dietro le mentite spoglie della generazione carnale.
E allora a te, mia cara amica che mi scrivi, rispondo da queste pagine, invitandoti ad approfondire quello che senti, a comprendere quale sia veramente il motivo per cui non ti senti integra senza avere sperimentato un parto. Forse dietro tutto ciò c’è qualcosa d’altro. Qualcosa che prende origine ben più a fondo dentro di te.
Forse quel desiderio di permettere ad un altro essere di “venire alla Luce”, innegabile nella sua integrità, non ha nulla o poco a che vedere con il generare carnalmente, simulacro terreno di altro atto.
Credo che occorra esser Donna per avere un Figlio, ma sono sicuro che non occorra avere un figlio, per essere Donna.
Con amore.
Franz
Franz
scusa ma sono andata nel tuo proflo per cercare la tua data di nascita, perchè quello che hai scritto di certo non sono parole di un uomo che ha raggiunto una serenità interiore e sicuramente ancora deve viverla la vita...
Franz
scusa ma sono andata nel tuo proflo per cercare la tua data di nascita, perchè quello che hai scritto di certo non sono parole di un uomo che ha raggiunto una serenità interiore e sicuramente ancora deve viverla la vita...
Non sono certo di capire... definisci serenità interiore per cortesia.
Se intendi una serenità all'interno, occorre vedere a quale livello ti riferisci.
Se intendi all'interno del semplice emotivo direi che non vale neppure la pena parlarne.
Se intendi livelli più profondi, qualunque risposta io ti possa fornire non credo sia confutabile dall'esterno, e per di più in uno spazio come quello di un blog o di un forum, e quindi non avrebbe senso discuterne.
Piuttosto mi chiedo cosa all'interno di quanto da me scritto ti porta a fare questa domanda.
Allo stesso modo mi chiedo se avete letto veramente o siete (parlo al plurale riferendomi anche al post successivo) saltati alle conclusioni.
In entrambi i casi, credo di aver incocciato nel forum sbagliato, avendo forse preso le parole di Laura, che ha lasciato un gentile commento sul mio blog come qualcosa di diverso.
Raramente comunque ho ricevuto giudizi infondati come quello quotato alla prima visita in un forum o altro.
Non considerando utile alcuna ulteriore partecipazione a questo spazio, vi saluto, e allegramente prendo commiato.
io resto allibita... non intendo commentare... anzi no... beh... perchè invece della tua amica non ti guardi tu dentro? forse è in te un motivo nascosto per il quale parli così...
io ho solo 21 anni...e sono una di quelle giovani ambiziose che non ha nessuna intenzione di dedicarsi esclusivamente alla casa... nel senso che ho voglia di far carriera... di realizzarmi professionalmente... fino a quasi 6 mesi fa... pensavo che figli... se mai avessi trovato l'uomo della mia vita... sarebbero arrivati tardi. poi... ho conosciuto il miracolo della vita... mio nipote... dalla prima volta che l'ho visto... dalla prima volta che ho potuto toccargli la manina... baciarlo... stringerlo... ho scoperto in me qualcosa che credo sia dentro in tutti noi... ed è proprio il senso di maternità di cui parla la tua amica... ed è qualcosa che non so spiegare... so solo che da mesi... ogni volta che guardo mio nipote... avverto il desiderio...il sogno di avere un giorno un figlio... e che non sarà qualcosa di secondario... non è un sogno subordinato a quello di fare carriera... e preciso che le mie ambizioni sono alte... forse proprio al pari della tua amica... se non di più... e so che potrei ritrovarmi nella sua stessa situazione... mi ci sarei sicuramente ritrovata se in questi mesi non fossero successe delle cose... che hanno tirato fuori questo qualcosa di grande... che è anche un pò il senso della vita...
non so se sono riuscita a spiegarmi... in realtà è la prima volta che rivelo...sia a qualcun altro che a me stessa questi pensieri... che affiorano però da tempo... _________________ coccinella sei volata fino a qui ti ha portata forse il vento o la fortuna sei venuta a vedere l'amore come si fa...
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