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Rizla



Il tempo è un vecchio rincoglionito, e noi siamo tutti i suoi cateteri.

Calda l'aria,  sembra l'alito dell'uomo barbuto, il tuo vecchio ricordo si rafferma col calore e l'odore degli stessi giorni, quei giorni... da sventato ragazzino.

Il tuo dì ti regala immutevoli sensazioni, immutevoli albe, la costanza del tempo a darti torto, la costanza del tempo a renderti ridicolo, incostante, spregievole, obsoleto.

Sei prigioniero del cerchio delle cose, immutate come la vecchia collina, in un sibillio di patetiche giornate, e tutto attorno a te sembra uno scavo pompeiano, una rovina.

Non vi è piu' la barba incresposa di tuo padre, lo scoppiettio del motore fuori dalla finestra, oggi vi è un vecchio, represso, che scalda i suoi sabati nel letto di un innevato e vecchio ricordo polacco.

Il volto canuto di tua madre, stasera l'hai vista senza dire nulla, l'hai vista asciugare la sua mestizia ai bordi d'un tovagliolino.

E tu, ancora in cerca del tuo urlo migliore, nessun orecchio su cui posare la tua amarezza, e aspetti, almeno  una clemenza, che ti lasci morire in pace, usurarti, con la ragione di farlo, senza l'illusione, mai la presenza, solo illusione, senza certezza. Avrai un senso dopo, forse, quel senso che oggi nn trovi, inutile il picchittare sulla spalla del prossimo la tua presenza, nn vi è orecchio che ti ascolti, solo occhi che ti leggono, milioni di occhi che ti guardano, ti guardano e ti lasciano morire nella tua solitudine.

                               

Rizla, Luned́, 25 Giugno 2007 22:53
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